Io attore
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L’attore emerge sul palco come un essere sospeso tra vita e finzione, portando con sé una valigia di maschere intrisa di tempo e sudore. Ogni verso è una confessione, un lento disvelarsi davanti a spettatori “nudi di verità”, mentre il sipario che si apre è quasi una ferita luminosa. La scena diventa un tempio fragile dove le parole battezzano la bellezza e il peso dell’esistenza resta chiuso nel camerino ormai vecchio. Ne nasce un canto dolente e appassionato, un inno al teatro come ultimo rifugio d’amore e di verità.Bellissima
La tua poesia cattura con delicatezza il momento sospeso dell’attore: il confine tra maschera e verità, tra palcoscenico e vita reale. Con poche immagini evocative riesci a rendere il teatro un luogo di rivelazione intima, dove ciò che è finto illumina ciò che è autentico. Complimenti.


