Eco di giorni perduti
Antonietta Angela Bianco
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Nel grembo incerto dell’aurora
la mia anima vaga ferita,
cercando le tue orme segrete
sul selciato mutevole dei giorni,
come vento che insegue il suo maestro.
Spargo pensieri fra le costellazioni,
filamenti di luce in cerca del tuo volto
e smarrisco ogni ragione mortale
finché non inciampo nel tuo nome,
fiammella che non vuole spegnersi.
Entro in chiese svuotate dal tempo,
dove i santi sospirano memorie remote
e offro preghiere che non sanno parlare
agli spiriti stanchi delle vedove,
avvolte nel loro nero infinito.
Stringono rosari come frutti proibiti,
semi di suppliche in cerca di pace
e il loro mormorio diventa fiume
nella cattedrale nascosta del mio petto,
dove il tuo ricordo incide il suo altare.
Accendo candele tremanti di speranza
sulle crepe della mia esistenza
e la cera che cola è il mio tempo che cede
mentre affido al tuo cuore la mia resa,
tu, unico faro nelle mie notti inquiete.
©
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
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Commenti (2)
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Ausilia Giordano25 dicembre 2025
Canto di dolore è queta lirica, solitudine e pena accompagnano il cammino dell’a protagonista, che sospira, indaga, prega quasi senza aspettarsi una via d’uscita. Il cuore è risoluto, non si arrende, cerca consiglio e soluzioni perfino nell’universo, che tanti misteri nasconde, ma non viene trovata nessuna novità che possa consolare. Neanche la preghiera dà conforto e risposta. Non tutto è perduto, resta la Speranza, a cui ci si può aggrappare e che può ridar vita all’anima ferita della protagonista. Complimenti alla poetessa.
Giovanni Ghione25 dicembre 2025
Lirica colma di sentimento triste ma vera mi ha colpito profondamente il verso altamente spirituale “la cera che cola e’ il mio tempo che cede!” Elogio!


