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Poesia sul tema
 C’è una domanda che ritorna
quando il rumore delle notizie svanisce,
quando i nomi scorrono in fretta
e il giorno dopo ne reclama altri:
che cosa resta?
Resta una fotografia, forse:
un frammento di luce, sottratto alla polvere,
una voce che ha rifiutato di farsi numero,
cifra, margine disperso di pagina.
Ho visto i tuoi occhi fendere il fumo,
cercare un volto, un gesto appena umano,
come se la vita potesse nascondersi
ancora tra le rovine calde della terra.
Ho sentito il tuo cuore farsi paura
davanti alla fame che non ha nome,
mentre il nemico ti strappava
dal palmo l’ultimo boccone.
Nell’odore amaro della morte
ho compreso quanto sia fragile
la memoria, e quanto siano vane
le ragioni che invocano la guerra.
Basta un istante a cancellare una casa,
un corpo, un’infanzia intera dissolta;
ma non basta a cancellare uno sguardo
che resta inciso nel tempo degli altri.
Tu scrivevi per trattenere il tempo,
forse soltanto per dire a chiunque:
«sono stata qui, in mezzo al fuoco».
Non per farti simbolo, ma persona.
Ora le tue parole attraversano
confini, lingue, distanze invisibili,
ci interrogano su ciò che vediamo
e ciò che scegliamo di ignorare.
Nel silenzio del mio sentire
scopro che la distanza non è misura:
una voce accolta diventa presenza,
anche se nasce da terre lontane.
Non è la morte a rendere eterna
una vita che ha attraversato il buio,
ma la traccia che lascia nello sguardo
di chi continua ostinatamente a vedere.
E la tua fotografia, ancora accesa,
non chiede soltanto di essere memoria,
ma il coraggio netto di non voltarsi
dall’altra parte del dolore del mondo. | 

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06/06/2026 14:47| 24|  |
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| «A Fatima Hassouna, perché ogni sguardo che resta è già una forma di eternità.» |
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