Il varco
Antonietta Angela Bianco
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Spezza l’antico guscio d’abitudine,
quel gesso che raggela ogni tuo passo;
nel vuoto cerchi la tua solitudine,
scavando l’oro sotto il freddo sasso.
È un’eco che rintocca nel profondo,
un grido muto che non ha catene,
chi vuole nascere distrugge un mondo
e scioglie il sangue dalle vecchie vene.
Scendi nel buio, dove il fango è denso,
attraversa la notte e il suo dolore;
soltanto chi smarrisce ogni suo senso
ritrova il battito del primo cuore.
Come la crisalide che si fa vento,
lasciando l’ombra di un ieri incompiuto,
abbandona il tuo finto giuramento
per l’infinito spazio dell’ignoto.
Guarda la vita con occhi bambini,
candida luce sopra il tuo sentiero;
siamo di noi stessi i soli pellegrini
in cerca del riflesso più sincero.
Ora la carne è un velo di rugiada,
l’anima è un’alba che non ha confine,
tu sei la meta, il fine e la tua strada,
nuovo germoglio tra le vecchie spine.
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Antonietta Angela Bianco
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