Genesi di sé
Antonietta Angela Bianco
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Spezza l’argilla delle vecchie maschere,
scrosta il cemento di ogni convinzione;
per generare un sole devi piangere
dentro il frastuono di ogni tua tensione.
Scendi nel fondo, dove il buio è muto,
tra i detriti di un’infanzia addormentata;
scandaglia il grido di ciò che è incompiuto,
quella promessa mai dimenticata.
È un taglio netto, un dolore necessario,
come la lama che libera il seme;
il vecchio mondo è un velo, un sudario
che si dissolve quando il cuore freme.
Ora il silenzio è un oceano d’oro
dove ti specchi e finalmente appari;
non cerchi più l’altrui plauso o il coro,
ma la purezza dei tuoi sogni rari.
Come farfalla che ignora lo schianto
di quella fine che prelude al volo,
vola leggera sopra ogni tuo pianto,
sbocciata infine dal tuo antico suolo.
Sii tu la strada, la meta e l’incanto,
un bambino che guarda l’infinito;
perché rinascere è darsi il vanto
di un io segreto che s’è ri- fiorito.
©
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Antonietta Angela Bianco
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