La maglia rotta
Marcella Usai
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Sotto il sole picchiante sul muro d’orto
abbiamo inghiottito la cenere e il veleno,
gli schermi spenti di un’età senza rilievo.
L’anima si è fatta pesante,
un ingranaggio inceppato
nella morchia dell’oro.
Le nostre piazze,
un tempo culle di giganti
sono ormai sterpi aridi
calpestati da mercanti di nebbia
e la parola sfuma
si fa sillaba secca, coro di polvere.
Eppure, non chiedeteci la parola
che squadri da ogni lato l’animo nostro informe.
Sotto l’asfalto delle città sventrate
pulsa ancora un’invisibile linfa
l’unica miniera che sfida il tramonto.
Cerchiamo cattedre di vento e di stupore
un sillabario d’ombra e di luce
da sfogliare tra il cemento e le equazioni
perché l’infinito si faccia, d’improvviso
la nostra quotidiana grammatica.
Sia questo il balbaglio, il nostro contagio
un’epidemia di sogni ad occhi aperti
un’architettura di luce
che incrina le fondamenta del nulla.
Siamo i costruttori dell’assurdo concreto
artigiani attenti a lasciare che la tromba d’aria della poesia disinfetti quest’aria greve
restituendo ai piccoli eredi del tempo
un orizzonte pulito, dove il futuro
non sia più una minaccia
ma un giardino di meraviglie
l’incanto inatteso da abitare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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