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Sociale 20 febbraio 2008 · lettura 1 min · 1569 letture

Rintorsa il Titicaca

M
Marina Como 178 poesie pubblicate
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Scorrono immagini nella pelle scivolano sapone fra le mani lava via la coscienza avviluppante che inchioda le dita manca la presa nel circo senza rete. E tu che ergi nel pattume del lago e mangi lamiera avanzata cucciolo fedele sul ciglio della strada non sai d'essere abbandonato non hai -ancora- imparato a ringhiare. E cogli il tuo frutto d'argento vivo che nega la vita e la vista del mio liquame filtrato e pulito e mi risciacquo -ancora- inutile sfida ristagno ...a quell'autostrada semmai ho sbagliato e t'ho abbandonato se c'è un'altra uscita... Bulemica, strappo un'altro boccone alla tua vita.
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Ricordo il Titicaca, il lago più alto del mondo, nell'immagine sui libri di testo. Guardo il Titicaca, marcito, dove i bambini sopravvivono mangiandone il pesce avvelenato di mercurio (che tra l'altro provoca danni alla vista) e frugando tra i rifiiuti dell'immensa discarica che sono diventate le sue sponde.

M
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Marina Como
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Commenti (3)

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M
Mauro Santi20 febbraio 2008

intensamente bella questa poesia che riporta a luoghi lontani dove la povertà è un'abitudine e fa riflettere sulla bulimia della nostra vita affannata a rincorrere chimere e ci fa dimenticare il vero senso della vita.

Paolo Ursaia20 febbraio 2008

Intensa, particolare, personalissima poesia, che evoca immagini, e graffia nella denuncia. Molto piaciuta

B

quell'ancora fissato..crocefisso oserei direi, fra le lineette mi ha fatto soffrire più d'ogni altra parola di questa toccante ed umanissima sublimamente umanissima poesia... perché quando il povero, sebbene affamato dalla nostra avidità, ancora mantiene l'innocenza non è ancora vinto dalla morte..seppure muore ma quando arriva a 'ringhiare' allora gli abbiamo davvero tolto tutto...