Era solo una lavatrice
Una scatola caramellata di tinte
limonges
il divano brillante della tappezzeria
più invitante
una lavatrice di quelle belle che sanno
quasi cantare invece di lavare
ma dentro, io
mi sento morire
tu mi circondi d'ogni possibile bellezza
mi ricopri di pizzi e profumi mai sentiti
e mentre il lusso e la comodità
mi avvolgono
l'anima si sente schiacciata dal peso
delle loro grasse braccia
non vedi che la mia anima supplica
quella nudità che si rivela
prima dell'amore
quella che ti parla coi sensi
e col pudore
d'un mondo dove non si può davvero penetrare
se non con il silenzio e col dolore
a tratti con zampilli di gioia
o forse quando ti arrendi al dono della noia
così per respirare m'affaccio alla finestra
fra le giunchiglie profumate s'annida la manina di mia figlia
che fra i singhiozzi di sua madre s'è addormentata
è un attimo e son nel vuoto, fuori
eguale al dentro
cercando immersa nel nulla
fra la sua anima e la mia
un paio d'ali per fuggir lontano
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
L
Laura Cappellini3 marzo 2008
toccante e drammatico quadro che l'autrice fa di uno, purtroppo vero, spaccato di vita delle donne.Spiazza la chiusa che inaspettata porta di colpo alla realtà.