A Giacinto
Di ghiaccio il ponte fanciulletto
traversa sogni e amori infranti,
mentre
sul lido punte di lacrime
pungon affrante senili gote.
-Giacinto mio che ti diparti
laggiù con te perché non porti
tutti noi tristi
e fortunati
per aver vissuto
e di esser nati?
Diserta sorte abbiamo avuto,
il nostro ardore è ormai perduto.
Montagne brulle e frutta marcia,
un nero di nubi il sereno scaccia
e quel tuo caro rilucente Sole
estrema guida tua, sua fresca prole,
quaggiù non più battezza prati,
ma sbatte contro livida roccia.
Oh Giacinto
la Morte non ti riserba che altra gioia,
non sogni e amori infranti, nessuna noia
consacro dunque questo pianto a me
infelice-
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!