I tuoi piedi
Smarrita per le strade
dell'universo
fatto di carne e sangue
allungavo le mani ad afferrare
ogni volto maschile
i miei baci
umidi di pianto
condivano amplessi
senza più incanto
e quando avvilita
non sapevo che fare
sopra la soglia di casa
fra matasse di fili
mi mettevo, mesta
a ricamare
Era un modo di chiudere
gli occhi
alla luce abbagliante del mondo
fissando un punto di tenero rosa
mentre un disegno sperato
tornavo a sognare
Fu così
fissando la terra arrossata dal troppo calore
che udii i tuoi passi
mio tutto mio amore
li riconobbe il cuore
era lo stesso suo forte pulsare
quel cammino che sempre
avrei voluto gustare
I fili della mia volontà
fallita
caddero a terra
ti corsi dietro
ed entrai
non vidi che i tuoi piedi, Signore
e la mia bocca
altro non sapeva
che volerli baciare.
E pudica come mai fui
ai capelli supplicai
di coprire l'ardore
del mio corpo donato
al Perdono.
©
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Commenti (3)
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Angelosilv1 aprile 2008
Benedetta vuol farci un dono prezioso. Apre la sua anima e si intravedono sprazzi di vita vissuta; vita vera anche se di dolore e sofferenza. Non c'è, in questi versi recriminazione per un passato che poteva essere diverso ma c'è desiderio di Amore vero, di perdono. Lo stile dell'autrice invita ad accogliere questa poesia come preghiera. Molto bella
Paolo Ursaia1 aprile 2008
Lirico profonda, di incredibile intensità; intima, vera poesia, in cui l'autrice si mette a nudo, costringendo il lettore a fare altrettanto con se stesso. Molto piaciuta
Marisol581 aprile 2008
Mi ricorda tanto l'incontro tra la Maddalena ed il Signore. Molto bella.

