Spogliarello
Dopo vane ricerche disperate,
tormenti d’animo, emozioni mascherate,
un giorno l’incontrai; bella, discinta,
dubbio il sesso: femmina con un non so che di mascolino.
E m’invitò a spogliarmi:
“togli il vestito dell’ipocrisia,
la sottoveste della pudicizia,
l’intimo dell’onore e del perbenismo.
Solamente nuda tu potrai guardarmi
e capire chi sono”.
Io non volevo;
le braccia stringevo attorno al corpo coperto camuffato.
Poi a fatica, con gesti lievi toglievo ogni indumento.
E piangevo.
Nuda davanti a lei, le sue forme tra le dita dischiuse intravedevo.
Una alla volta le scostai lentamente e lasciai cadere le braccia:
guardavo nuda negli occhi una persona
e per la prima volta, non giravo lo sguardo.
E vidi nei suoi occhi monti e valli e cieli indefiniti,
e brezze marine calde e dolci, deserti desolati
e poi dolori, gioie, sconfitte, amare delusioni,
vidi amore infinito e tenerezze,
l’odio, il rancore, la rabbia e la tristezza.
Vidi l’ardente desiderio e i sensi che accendono i pensieri
e le promesse non mantenute.
Vidi la caduta di sogni, di speranze, d’illusioni
e in un momento, come per incanto, mi sentii libera:
la voglia di morire era sparita.
“Chi sei? ” le sussurrai, sapendo già qual era la risposta.
“Non l’hai ancora capito? Son la VITA”.
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