Discendi, mi fermo.
”Vana è questa corsa
al fare d'ogni giorno
vana la sapienza
e la forza
vano il mio amore
mentre geme
o ride
sapessi, Gesù Signore
come atavicamente
stanco di scorrere
è il sangue
e il calore non vuol più irradiare
perché il frutto
e il figlio maturi
ma solo tramontare
vergognoso
a dare un algido bacio
alla notte oscura
priva perfino
delle polveri lasciate
dai passi incerti delle stelle
cadenti. ”
Così una spina
recitava
questo salmo
canto di sfiducia
e d'infinita stanchezza
che sol vuole abbracciare
i seni stillanti pace
della morte
poi una Voce,
così avvolgente e trascinante
che ho voltato il capo...
.. un disabile in cima alle scale..
Fammi discendere, l'invito
m'appressai e Tu, diffuso
come pulviscolo d'oro
sulla piega dolce del suo quieto sorriso
posasti il braccio sulle mie spalle curve
l'amore mi trafisse
e avrei voluto che quell'indicibile
e tenerissimo tormento
mai terminasse
così, ferma nell'attimo eterno
della Comunione perfetta
ho pianto di gioia.
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia29 maggio 2008
Poesia profondamente apprezzata tecnicamente, e molto condivisa. Molto piaciuta
