Amicizia
18 giugno 2008
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Ricordo di un amico
La triste notizia della sua scomparsa
mentre ero assai lontano è apparsa:
malinconia e dolore
han riempito il mio cuore,
aggravate dal non poter presenziare,
e, l’ultimo saluto, poter portare.
E’ quello il momento
in cui scordi il tempo:
ti coglie un attimo di sospensione,
come quando il vento cambia direzione.
Un’antica amicizia mi onorava,
una profonda stima mi legava;
le sue penetranti osservazioni mancheranno,
i suoi realistici giudizi più non ci saranno.
Dell’uomo rimane non ciò che ha accumulato
ma quello che nei cuori ha tramandato:
costellato di equilibrio e forza morale
fu il suo passaggio temporale.
Valori che ha lasciato in eredità
con ottimistica religiosità.
Ovunque ha seminato ricordi di saggezza,
e, sempre, con umana fermezza,
come si getta il seme sulla terra
per poi lasciarlo germogliar in serra.
Anche del Ceriel gli abitanti
han ricevuto consigli incoraggianti.
In tutte le manifestazioni della vita,
anche giocando a bocce una partita,
era ben visibile il suo temperamento
libero da frazioni di risentimento.
Tra coloro che continuano a giocare
ogni tanto il suo nome si sente evocare:
la sua abilità nel “traversino”
è rimasta profondamente vicino.
Ultimamente la sua fisionomia manifestava
una espressione non assente, ma lontana;
il pensiero della malattia il volto segnava
ed un solco nel suo cuore di certo scavava.
Quel che la fisionomia poteva manifestare
era la stanchezza, che lo pareva abbracciare
e lo costringeva, a malincuore, ad abbandonare
e, con un triste sorriso, a casa ritornare.
Mi è di gran conforto il pensiero fermare
su quella malattia che lo faceva dubitare;
tristi, ma serene, eran le sue parole
di speranza laminata, al Ceriel, di sole:
“spero che Dio mi voglia accontentare
ed alcuni anni poter qui ancor restare”.
Non era la parola detta per formalità,
ma il sentore della umana fragilità;
ai voleri di Dio subordinata,
da sentimenti di fede incoronata.
Ed or che resta?
Solo una cerimonia mesta:
visitare la sua tomba,
su cui posa di pace una colomba,
ricordando che un uomo non muore
finché resta di un amico nel cuore.
Questo diceva Simenon nelle sue intime memorie,
ed è una grande verità, non certo storie.
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