Vènti di silenzio.
Pensieri di vento
come schiaffo della bora
che ti sbatacchia lontano
distanti, come le mani
che oramai più non si sfiorano
divisi
da una gamba del tavolo
passandosi aceto.
Ed il sale
testardamente a portata
di entrambi, nel centro.
Decade
il sogno di essere
esploratori
di misteriose distanze
tra il tuo e il mio pensiero
che tendiamo all'infinito
sconosciuti.
Ed il sale
da prendersi da soli
svetta il miraggio
d'insaporirsi il cuore.
In assennati venti
dipingi nella mente
libri, in una scatola
a scontrarsi fra di loro,
e non escono più fuori
qualche trasudo
dal coperchio
proprio dietro il palato
corrode l'indifferenza
delle corde vocali.
Ed il sale, che resta
a frugarti l'anima
frustandola di iodio
e di sole
mentre piove
nel bicchiere
solo un altro goccio,
di pura, limpida
acqua di cristallo
come l'idea di noi,
che imperterriti
continuiamo a intorbidirla
con stupide
ossessivamente contate
gocce di limone.
©
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia18 giugno 2008
Malinconica, meravigliosa poesia... un amore, nonostante tutto, nonostante la cieca determinazione a distruggerlo. Struttura solida, versi eleganti. Molto piaciuta
E
Exeunt18 giugno 2008
”decade il sogno d'essere esploratori” una frase che basta a se stessa. la vita è esplorazione, decaduto il sogno, non rimane che apatia e tedio, distanza. c'è perdita di speranza totale... sconforto. bello l'accostamento alla tavola e al senso del gusto che viene a mancare. mi piace il simbolismo su cui si può giostrare.
Marco Canonico Baca817518 giugno 2008
Secondo il mio modesto parere, davvero alta poesia. Le immagini, le metafore, il lessico, tutto combacia e porta il lettore nello stupore. La strofa di congedo, secondo me è innaturalmente bella.

