Giorni uguali
Percorrevi il lungo viale in stato confusionale.
Vedevi apparire strana gente che si affollava per la grande strada.
Quei sorrisi maliziosi rivolte con fuggitive spiate del proprio viso.
Che triste giornata di primavera, le vigne spoglie fra di loro si intrecciavano vergognosi di apparire vecchie è stanche.
Quanti anni sono passati dal primo sorso di veleno..., i salici piangenti inneggiano l’arrivo delle grandi piogge.
Non puoi essere tutto quello che ti dicono, scappa tra le montagne sacre, prega e muori.
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Commenti (1)
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Silvia Po17 luglio 2008
I versi rasentano la prosa. L'unica rima è quella interna "viale":"confusionale". Il contenuto è interessante, il verso quarto mi lascia un pò perplessa dal punto di vista formale. é come se la stanchezza dell'io si sentisse nei versi, questo sconfinamento nella prosa corrispondesse all'accasciarsi del corpo stanco che girando a vuoto in vie di incomprensione chiede riposo e rinascita.