La strage (perché?)
Ogni mattina
allo specchio lo stesso sguardo molle
ho fatica nel petto
e tristezza
Esco, fra i loro ghigni
e la loro indifferenza
quando il giorno è buono
Come avvoltoi
dilaniano il mio viso timido
per saziare la loro sete di sentirsi forti
migliori
Ho versato al suolo inaridito
tutti, tutti i singhiozzi più laceranti
del petto gracile
ed ora solo l'urlo v'abita
Un grido di morte.
Ho vestito l'anima con l'armi
della mente
ma non è servito
oggi indosso il mitra
e vado, là..
dove sciamano felici
ignorando lo strazio del mio cuore
che chiede
che supplica un vero sorriso
Annienterò il loro futuro
perché nella foto dei loro ricordi più belli
il mio viso non c'è
e perché domani
chi resta
neppure capirà il perché
l' ho fatto...
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Commenti (2)
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M
Marina Como26 luglio 2008
ben descritta l'introspezione di chi si sente emarginato, e la crescita della sua idea di vendetta verso gli altri. Stupendi gli ultimi versi che racchiudono e spiegano in maniera originale.
Paolo Ursaia27 luglio 2008
Profonda, psicologica lirica... difficile il tema, svolto con impegno e sensibilità. Versi lineari, molto piaciuti
