la mia pena
chi fù la musa
che indusse questa mano
ad impugnar la penna
dov'è quell'emozione
che disse a questo cuore
parlami d'amore
occhi lucenti di felicità
guardandomi allo specchio
io non vi vedo più
e su quel viso
odio veder riflesso
un cinico sorriso
grigio...senza colori
mi appare l'universo
di quell'arcobaleno
ne ho solo la memoria
e libero le lacrime
per render più leggero il mio calvario
e non frenare le grida del mio cuore
lasciami insonne notte tenebrosa
ti prego...non portare un nuovo inganno
lasciami il senno della decisione
nemmeno tu...potrai mai cambiare
un uomo che per "pena"
si è condannato a non volere amare
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M
Mauro Zappi2 febbraio 2006
Molto bella e profonda... ... Mauro