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Satira 5 settembre 2008 · lettura 2 min · 4355 letture

IL caffè divino

Nicola Melis 14 poesie pubblicate
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Il vescovo del mio paese si è infilato in un caffè, di zucchero uno due e tre e tutto d'un fiato butta dentro il prezioso nettare in un sol tempo, le comari li vicino seguon da le lor finestre il canonico curioso senza incenso e senza veste, dicon poi fra lor comunicando senza indugi né esitar "molto strano vedere un vescovo nelle bettole e nei bar!" Ecco dunque il buon pastore col giornale sottobraccio nel portone del locale pronto subito ad andare al passaggio di due suore di una vecchia senza amore stanca di dover pregare. "buongiorno sorelle" "buongiorno eccellenza..." replican quelle,...quando all'improvviso la comare scaltra senza avviso dalla finestrella comincia a sentenziare: "pregate anche per il nostro buon pastore che stamane senza male o per errore si è infilato in un caffè!" Sua eccellenza un po' interdetto gonfia il petto con diletto e con voce chiara e forte si prepara ad attaccar: " Mia cara sorella... voglio adesso precisare con orgoglio e sentimento che al caffè ci vado sempre senza timori e né tormento, son fedele e assai devoto a quel nettare più scuro della notte di Betlemme del pozzo di santo patrizio e non ho nessun altro indizio per poterlo figurare. Amo i santi, tutti quanti, e son pronto a festeggiare cento pasque poi il natale e i sacramenti con Gesù, ma non vorrei sentir più per favore e cortesia questa bieca ideologia che mi fa star davvero giù. Ora vado di gran lena a predicare la funzione prendo il calice del vino mi protegge San Martino di ostia solo una porzione e a tutti la benedizione. Ma se potessi sostituire la bevanda del signore che mi sta pur sempre in cuore con un caffè nella tazzina elevarlo sull'altare ringraziar chi l'ha inventato e dire a tutti che è divino, perché più della funzione fa i miracoli al mattino.
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tempo fà nella nostra diocesi arrivò un nuovo vescovo, e dopo pochi giorni dal suo "insediamento" qualche vecchia bigotta lo vide bere un caffè al bar, rimanendo meravigliate da questa "modernità pastorale". da questo episodio nasce la mia voglia immaginaria di far nascere una discussione fra i personaggi sopracitati.

L'autore
Nicola Melis

Sono nato nel 1973 e vivo in Sardegna a Mogoro (or) dove svolgo il mestiere di restauratore e scultore del legno. da oltre 20 anni mi occupo di teatro (come attore), e di musica (come musicista) in diverse formazioni....da circa due anni ho avuto la necessità di scrivere dei versi per saziare la mia perenne sete di com

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Commenti (4)

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Giulia Aurora5 settembre 2008

molto carina e suggestiva come in un quadro dove si soghigna un po, il giusto tempo di ossevare un paesaggio dei nostri giorni

A
Angelosilv6 settembre 2008

condivido l'impressione di una poesia scritta bene la cui satira, però fa riflettere sull'ipocrisia di taluni. Non vorrei passare per bigotto, ma vorrei dire che per "difendere" un vescovo non mi sembra opportuno "offendere" dei sacramenti come mi sembra che faccia l'autore nell'ultima parte. La satira ed una certa sorte di ironia devono far parte non solo del bagaglio umano ma anche religioso, sempre nel reciproco rispetto. Ciò mi fa sorgere anche un quesito che vorrei porgere. Perché - giustamente- oggi siamo attenti ad non offendere nessun sentimento religioso, cercando di stare attenti ai più piccoli accenni, ma per la religione cattolica è ammesso tutto?

Daniele Lapenna10 settembre 2008

Molto bella! Satira trattata in un modo allegro e divertente. Rompe gli schemi della normalità restando nella quotidianità.Molto bella la musicalità dei versi

A
Antonio Terracciano13 maggio 2010

Originale poesia, che evidenzia l'origine divina del caffé, che noi cristiani forse non riconosciamo, ma che fu ben chiara nelle menti di quegli Arabi che, distrutti dalla fatica, per primi scoprirono quella pianta miracolosa nella regione di Moka, attribuendole subito il valore di un dono di Dio.