La raccolta
Succoso il pomodoro
risplende fra le mie dita
l'aroma pungente
mi accarezza
snella la polpa
sugosa mi seduce
Mentre rimiro
quasi amor di patria
racchiuso nel mistero
d'un frutto profumato
il pensiero si posa
tremante
al dolore atroce
di chi tanta bellezza
per me raccolse
Riluceva la sua pelle
imperlata dal lavoro
gocce che impreziosivano
un'anima libera
in corpo fatto schiavo
Clandestino della felicità,
tu che credi di doverti guadagnare
la dignità d'appartenere
m'insegni che
sono io la vergogna
della mia terra
io, che mi profumo il viso
col sudore del tuo cuore
senza riposo.
©
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Commenti (2)
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Paolo Ursaia6 settembre 2008
Poesia profonda, colta, impegnata. Versi ben studiati, di grande effetto. Piaciuta
Maria Gabriella Trevisan6 settembre 2008
Poesia che descrive in maniera cruda ciò che accade a queste persone arrivate in Italia in manira clandestina. Molto bella e condivisa.

