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Sociale 6 settembre 2008 · lettura 1 min · 2370 letture

L'uomo dell'organetto

Maria Gabriella Trevisan 98 poesie pubblicate
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Ritorno bambina, un'organetto d'altri tempi in un vecchio carretto. Si ferma all'angolo della via nella vecchia Milano dove c'era casa mia. Due braccia stanche e rinsecchite fanno andar la manovella. Struggenti e melodiosi suoni escono dallo strumento e invadono l'aria. Sotto un vecchio cappello consumato dal tempo un volto d'uomo senza tempo. Un cuore randagio di tristezza velato dalla barba incolta e lo sguardo spento. Brutta storia da raccontare. Quello sguardo spento mi è rimasto nel cuore.
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L'autore
Maria Gabriella Trevisan

Cosa posso dire di me, mi vedo come in uno specchio frantumato dal tempo, attimo dopo attimo la mia mente ha fotografato la storia del passato. Apro i cassetti della memoria e in versi racconto ciò che la vita mi ha riservato. La mia anima metto a nudo e nei perchè cerco risposte per dare luce alle ombre.

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Commenti (1)

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mp47pasquino7 settembre 2008

La miseria non si può raccontare, contano quelle poche cose, fossero cartoni o buste piene distruggente scarto, come si può elargire il senso, penso solo raccontare come hai fatto tu le tue impressioni, non male, io ci sono passato e forse sono ancora povero (un'altro tipo di povero) quando gurdavo chi mi guardava avevo solo il mio capire e dietro non c'era disprezzo ma sete di quell'in più che manco per l'anticamera del cervello ti passava, avere le scarpe sfondate e non potersi inginocchiare in chiesa per vergogna, oppure mettere abiti dismessi a volte sembravano nuovi e ti vergognavi, e quando entravi in un locale pubblico sembrava che tutti ti additassero qui non puoi entrare e a scuola c'era il patronato che sempre sbandierava povero.