Cesare Pavese
Danilo Lambiase
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E' il nove settembre del 1908
tra i colli delle langhe
nasci in sordina tu che un giorno diventerai grande.
I primi passi su questo mondo
sono tristi,
la vita gia da subito non ti fa sconti rubandoti tuo padre
e lasciandoti solo con tua madre.
Tua madre una donna con il cuore ormai spezzato
dopo la perdita del suo amato,
ti alleva con rigidezza senza
dare più spazio alla minima carezza,
facendoti più da padre che da madre.
Tu grande maestro cresci rinchiudendoti
in te stesso,
preferendo la natura,
il perderti tra i boschi
il rincorrere i desideri più nascosti.
Non eri un grande chiacchierone
ma eri un sognatore,
amavi la vita e corteggiavi
la morte,
le tue parole sono lame trafiggono i cuori,
hai lasciato tanti tesori
hai descritto l'amore
quello vero,
nelle dediche nei canti
hai descritto la tristezza,
la felicità
l'amore come una spada ti ha trafitto più volte
ti ha logorato
fino ad arrivare a quel giorno del 1950 quando ormai disperato
in quella stanza d'albergo hai abbracciato la morte
per l'ultimo ballo eterno
e adesso voli libero tra le amate colline del tuo paese
ed io TI dedico questa lode
grazie maestro
CESARE PAVESE...
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L'autore
Danilo Lambiase
la storia che state per leggere e’ un racconto molto personale, vi sto per raccontare il giorno del mio funerale , ricordo chiaramente il ronzio della gente il profumo dei fiori e tutti quei non rumori, ricordo che osservavo dall’alto seduto su di una nuvola il volto in lacrime di mia madre
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