A piè pari
E' perché era Giugno
che saltavo a piè pari sul muro
serpeggiando le spalle e la schiena
inerpicavo sul filo
fondendo al muretto fino al tetto.
Forse per l'incoscienza
o forse perché mi conoscevo.
E' perché era Agosto
che saltellavo orizzonti su liane, volando l'amore
e respirando giardinetti scivolavo palloni
sibillando ingegneri o panificatori.
Forse perché vi credevo
o forse perché vi conoscevo.
E' perché è Ottobre
che vedo i piè pari nella pozza
da non sentire dal fuori la pioggia
e ho brina nelle ossa.
Forse perché è lo specchio che non mi riconosce
o forse perché non mi credo più.
O forse perché ho il capo chino.
Ma ho ancora i miei piedi
e se alzo la testa scorgo ancora orizzonti
ed oggi è Sabato.
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Commenti (2)
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mp47pasquino6 ottobre 2008
E' un guardarsi dentro, è un rodersi intorno, quasi a limare e separare due stagioni di una crescita consapevole delle proprie forze ma che in qualche modo gli eventi hanno remato contro ed è li con l'affermazione oggi è Sabato e domani ancora Domenica vede li perpetuarsi della quotidianità.Questo la poesia mi ha detto, occorre comunque un'analisi più profonda, ora dico che l'ho letta con piacere.
Josy6 ottobre 2008
Dall'esperienza spensierata della prima stagione alla mesta perdita della freschezza di un tempo ormai piegata dalla vita. Bella la chiusa che si apre alla consapevolezza di se e alla speranza. Piaciuta molto!

