Al dilà dell'ombra
Or ti vedrò danzar per le romite aere,
animo gentil, che pria che il fato
inaridisse il lembo, splendea di
giovinezza il cor;
grato a colei che ti predisse amor,
donde lasciva dall'etereo grembo
seguitar la stirpe del divino allor!
Non fù mortal che scrisse il Firmamento,
alla ragion preclusa ogni certezza,
la procellosa alma perir nella negrezza,
all'apparir del Golgota un grido si levò.
Sol chi di speme fia diletto e fede,
vria dell'umane genti il Limbo trapassar
ove, solenne impervida Tu, imperi,
Vergin d'iraconda vanità.
Tal dinanzi mi finsi all'immobil tuo dir
e, dilettuosi canti appar nell'ombra
e, Cherubini in cor ti fean da sponda,
oltre l'immenso cosmo divenir.
Oh, celestiale man!
Perché percuoti ancor chi già trafisse sorte?
Nè l'uno e l'altro amor fecer ristoro
al capezzal di morte.
Non forse al par dei figli tuoi
son figli e figlie?
Amor che donò voce
rapi le tue ferite dalla croce.
Giace la spoglia inerme
lungi dall'ultima speme;
sulle tue mani, or ti trapassa
amor la mano del tuo seme;
un bimbo piange al capezzale
della tua memoria.
S'ode uno squillo.
Risuona nella notte la tua gloria!
©
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