Camogli
Francesco Pellegrino
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Una manciata di case pastello
da secoli si arrampicano, tenaci,
sulle aspre e selvagge rocce del colle
e guidano i naviganti all'approdo vicino.
Una esile lingua di spiaggia sassosa
eternamente contesa e indecisa
tra l'immutabile sicurezza della terra
e la sfida perenne del mare.
Il fluire continuo delle onde
che si inseguono tumultuose
e, scrosciando, confidano agli scogli
segreti di mari e di terre straniere.
Un castello, lassù, assiste sdegnoso
all'affannarsi confuso della gente
che passa smaniosa e distratta, alla ricerca
di qualcosa che presto sarà dimenticato.
I gabbiani, bianchi padroni del cielo,
urlano orgogliosi all'aria la gioia
di poter godere di tanta bellezza,
solo loro, con un unico sguardo.
E adagiata accanto a me, Tu, anima mia,
sirena donata dal vento del mare,
che cantando ignote leggende d'amore
incateni il mio cuore e sazi i miei sensi.
©
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Francesco Pellegrino
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