Padre, perché?

Padre, perché, mai ho potuto
nominare il triste tuo nome,
Senza che una sola fitta di lama
non mi trafiggesse il cuore?
Senza che una sola lacrima
non mi bruciasse il viso?
Senza che un solo fremito d'odio
non scuotesse la mia mente?
Perché contaminasti la purezza,
con la tua putrida violenza?
Padre, il mio cuore trafitto,
è la tua maledetta eredità,
Padre, il mio viso bruciante,
è la tua sbiadita fotografia.
Padre, la mia mente è scossa,
dal tuo vibrante, odioso ricordo.
Padre, perché non potevi essere
un semplice padre come tanti?
Perché hai inflitto una simile
umiliazione alla mia famiglia?
Perché, perché, tanto dolore
nel mio tradito cuore di figlia?
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Commenti (3)
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Berta Biagini26 novembre 2008
Disperazione, rimpianto in questi versi che entrano nell'anima facendoci soffrire - domande in attesa di risposte che mai giungeranno. Quanti i piccoli, poi adulti stanno vivendo su questa terra questa esperienza, perché perché?.
Ernesto26 novembre 2008
davvero una poesia triste... ma quello che viene dalla polvere è polvere... e quello che viene dallo spirito è spirito... quindi la polvere può sbagliare... lo spirito mai... comunque... Bellissima...
M
Mariasilvia26 novembre 2008
Quanta disperazione ha un cuore che non è amato per quello che gli è dovuto. Saper donare amore a volte è difficilissimo, o si sa dare o no. Non ci sono compromessi. Intensa e cruda con tanti ma e perché ancora e sempre forse... Scritta molto bene.

