Dormi, povero bambino mio!
Ombre di solitudine nel tuo sguardo,
senza conforto d'amore,
di gesti, di nenie cantate senza voce.
Dormi, dormi, ora, povero bambino mio!
Radice del mio sangue, Cuore mio!
Le piccole mani strette alle mie,
in un intenso momento d'angoscia,
nel pallore del volto, nelle perle di sudore,
i sospiri infranti nell'agonia e nell'abbandono.
Ora la prima notte di quiete, ti attende,
senza ali di filigrana, senza cortili inventati,
dove calciare il tuo pallone,
oltre la dimensione di un nulla che ti accoglie,
nelle penombre di abissi di niente.
Giocherai... correrai... nel vento!
Dormi, dormi ora, povero bambino mio,
tra le mie braccia, stretto, stretto,
forte, al mio petto!
Con tutto l'amore che posso darti!
Con la mia forza, la mia disperazione
il mio Tutto!
Con i miei baci a sfiorare le tue piccole guance,
con le mie carezze sulla piccola schiena
in frammenti.
Il mare oltre gli scuri socchiusi rimanda la sua voce,
di giornate serene, di felicita dimenticata,
di echi incantati e di silenzi nella baia.
Dormi, bambino mio,
il sonno profondo della morte,
con le parole che ti sussurro,
con le canzoni che ti canto,
con le favole meravigliose che ti racconto.
Dormi, dormi povero bambino mio.
Respiro, momento, fluire.
Dormi, dormi, Anima mia,
con questo amore mio immenso
che posso darti... ma non basta!
©
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Commenti (1)
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F
Franca Canfora8 gennaio 2009
E' un grido di dolore, atroce, lacerante. Un padre e un figlio, che la morte sta inersorabilmente dividendo. E' una opesia che ti colpisce in maniera fortissima. E' molto bella anche se così sofferta.