Ciak, si gira!
Luce, motore, azione!
Il medico ha parlato,
e tutti entriamo sulla scena,
ognuno con la maschera sul volto,
il cuore già in cancrena,
e il vero Noi tace sepolto.
Ma non si sta poi così male,
tutti sanno cosa fare,
ognuno conosce il suo spazio,
e la scena si potrà sempre rifare,
se la "prima" nasconderà il vizio
della sincerità del nostro cuore.
"Idiota, cretino, ti licenzio"!
Non fate arrabbiare il Regista,
che già per tanti è uno strazio,
severo col servo e con l'artista,
impassibile alle nostre domande,
di spiegarci dove questo copione
con tanta foga ci protende,
di chiarirci una volta per tutte
se davvero il sole è dolce calore,
o ci acceca, al soglio del burrone.
Calco la platea da molti anni,
sono stanco di questo vestito,
e degli occhi del mio pupazzo,
stoffa di un tessuto mai esistito,
eco afona dell'inutile vezzo.
Salgo sul legno per l'ultima volta,
perché l'applauso è il nostro mostro,
per lui recitiamo ancora una volta,
per lui scriviamo senza inchiostro
la storia della nostra vita stravolta.
Mi congedo al loro suono infernale,
i fili della maschera tiro al cielo,
e subito sto bene, e subito sto male
dello sbalzo non graduale del vero,
del vomito tenuto tanto tempo a bada,
che ora mi piomba come rugiada,
e affoga me, e tutti, nella nuda strada.
©
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Commenti (1)
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Stellaerratica22 dicembre 2008
sottoscrivo Claudio, attentissimo per quanto riguarda lo stile. la trama del componimento mi risulta un pochino confusa nello specifico, nel globale invece appare si legge tutta la rabbia e disillusione del palcoscenico della vita. alcuni passaggi metaforici (salgo sul legno, stoffa di un tessuto mai esistito, ecc.) sono davvero interessanti e ben azzeccati.
