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Riflessioni 21 dicembre 2008 · lettura 2 min · 1379 letture

Ciak, si gira!

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Davide Mannelli 25 poesie pubblicate
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Luce, motore, azione! Il medico ha parlato, e tutti entriamo sulla scena, ognuno con la maschera sul volto, il cuore già in cancrena, e il vero Noi tace sepolto. Ma non si sta poi così male, tutti sanno cosa fare, ognuno conosce il suo spazio, e la scena si potrà sempre rifare, se la "prima" nasconderà il vizio della sincerità del nostro cuore. "Idiota, cretino, ti licenzio"! Non fate arrabbiare il Regista, che già per tanti è uno strazio, severo col servo e con l'artista, impassibile alle nostre domande, di spiegarci dove questo copione con tanta foga ci protende, di chiarirci una volta per tutte se davvero il sole è dolce calore, o ci acceca, al soglio del burrone. Calco la platea da molti anni, sono stanco di questo vestito, e degli occhi del mio pupazzo, stoffa di un tessuto mai esistito, eco afona dell'inutile vezzo. Salgo sul legno per l'ultima volta, perché l'applauso è il nostro mostro, per lui recitiamo ancora una volta, per lui scriviamo senza inchiostro la storia della nostra vita stravolta. Mi congedo al loro suono infernale, i fili della maschera tiro al cielo, e subito sto bene, e subito sto male dello sbalzo non graduale del vero, del vomito tenuto tanto tempo a bada, che ora mi piomba come rugiada, e affoga me, e tutti, nella nuda strada.
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Ovviamente non è una poesia sul cinema, caro Fiastro. Ma una poesia sulla nostra "vita cinematografica". Il fatto che salti dal teatro al cinema non cambia nulla, sono entrambi strumenti tesi a spettacolarizzare la nostra esistenza. Nessun "slittamento di senso", come dicevi tu. Spero di aver chiarito i tuoi dubbi e spinto ad una riflessione, che rimane l'obiettivo più grande di ogni intento comunicativo (poesia, cinema, teatro, arte).3 febbraio 2009
D
L'autore
Davide Mannelli
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Commenti (1)

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Stellaerratica22 dicembre 2008

sottoscrivo Claudio, attentissimo per quanto riguarda lo stile. la trama del componimento mi risulta un pochino confusa nello specifico, nel globale invece appare si legge tutta la rabbia e disillusione del palcoscenico della vita. alcuni passaggi metaforici (salgo sul legno, stoffa di un tessuto mai esistito, ecc.) sono davvero interessanti e ben azzeccati.