Il colloquio

In una stanza in una data
in un posto che non ricordo il nome
fingevo di sentirmi sicura
e non mi accorgevo di non portare gli occhiali.
Dietro scrivania non interessata manichino
a giudicar la mia vita
con fare lucido, grasso, studiato e stirato
finto fino all'osso.
Recitava la sua parte
in assiomi d'azienda bene imparati
con filastrofica rassegnazione
ignaro della mia umanità sulla sedia.
Inopportuna di sudore goccia evidente
impomatata d'apparenza
scendeva come ignorata ma imbarazzante
a ribellar l'incasellamento.
Declamava i suoi dei
che non riuscivo a sentire miei,
che dire allora?
quale impressione ero chiamata a dare?
Grigio toner parete angoscioso sfondo
tradiva trofei inventati
e immagini d'amicizia improvvisata
d'allegria imposta.
Estranea su un palcoscenico
senza aver prima studiato la parte
mascherata su punte di tailleur
arrancavo risposte sconclusionate.
Sul finir della farsa, fissa lo scrutavo
senza mai esser incontrata
cercando che vi fosse di vivo nella voce
che diceva "le faremo sapere"!
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