Terra, terra!...vira!

Sette marinai dalla testa di seta
mescolarono le acque innervosite,
virando a destra, a sinistra e babordo,
spezzando il clima ostile o mite,
scrivendo della visita di un tordo.
Più di un sole hanno sfidato,
e più di un vento hanno visto l'ascia,
ma il capitano non scosse scoraggiato
gli occhi dalla pelle ancora liscia.
"Vedrete, arriveremo, son sicuro!
Mi hanno già informato bene.
Si chiama Terra la nostra meta,
sulla sua crosta getteremo le catene
e staccheremo il capo dalla seta".
"D'accordo, capitano, ci hai convinti!
Troveremo persone vere e audaci,
che ci daranno il destro in quei momenti,
quando il pianto scorre nel tramonto".
E schiaffeggiando l'ultima onda
i loro occhi trovarono la Terra,
sentiero che pensavano dritto
ma che subito mostrò la curva
di una vecchia strada stretta.
"Ebbene, così sono gli umani?
Due occhi, due gambe e forse un petto
ma che nascondono, furbi, a tutti,
per non donare il cuore intimidito,
rosso di farsi vedere ben disposto
a colui che chiama nel suo aiuto".
Il capitano si tolse le medaglie,
e triste, bevendo acqua salata,
ripensò a quelle mille miglia di mare
che si aprirono nella rotta ormai sbagliata,
che donarono la pioggia al temporale.
"Come non detto, ragazzi!
Anche io posso sbagliare."
E leggendo gli occhi dei mozzi
consigliò, vecchio saggio, di virare.
©
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