Non mi muovo da Livorno
C’è un qualcosa
qua in quest’aria:
un salmastro senza pari
che mi rende dipendente
che mi spinge a rimanere
sotto il volo dei gabbiani.
Forse è il deh:
costruzione identitaria
che risuona in ogni dove.
O quei luoghi
in cui, bambino
ho giocato col pallone.
O i palazzi sui canali
i riflessi dentro al porto
le bufere alla terrazza
la lentezza delle navi
Igor Protti e Lucarelli
(comunista d’un Cristiano)
Santa Giulia e Che Guevara.
O la gente mai contenta
nel suo gergo un po’ volgare
sempre pronta a brontolare.
C’è un ambiente solidale
che dà aiuto un poco a tutti
ma non sa darlo a se stesso.
La mia casa mi è troppo cara
la mia casa è in pieno centro.
Posso andare per il mare
posso andare per il mondo
posso andare anche all’inferno
all’inferno per un giorno.
Ma la mia casa resta qua
non mi muovo da Livorno.
©
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L'autore
Glauco Fallani
Sposato con la donna che amo, ho una figlia grande ed un figlio ancora piccolo. Laureato in architettura faccio ormai da anni quel che più mi piace: insegno storia dell'arte in uno dei licei della mia città.
Commenti (1)
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Mario Bugli18 gennaio 2009
Molto bella e condivisibile questa poesia, come non sentirsi attratti da una città così profumata di salmastro e di libertà!
