Scarto di uomo

Giro e rigiro odiando il mio orecchio
che si stende in antenna mai sazio,
mangiando parole che non potrà digerire,
nessun bicarbonato dovrà mai incontrare.
Versi di bestie che alle bestie son tolti,
nell'uomo che ambisce a definirsi tale,
che passa il suo tempo ridendo a salti
come un pazzo, che potrebbe farlo,
ma quel pazzo non vorrebbe vederlo.
Parlo con te, scarto di uomo,
che mostri i denti più squagliati,
che non meriti neanche il falso perdono,
perché non hai il coraggio di osare,
di chiederti "io, chi sono".
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Commenti (1)
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Enrica Renata Ferreccio24 luglio 2009
la domanda più bella che si possa fare (e divertente) per mettere in imbarazzo qualcuno è... "chi sei?" perché nessuno lo sa in effetti... l'uomo si dice "uomo" ma le lettere nascondono un vuoto che ciascuno inevitabilmente si porta dentro... ottimo il tema che trova il suo culmine negli ultimi due versi, scoccati come una freccia sicura del proprio bersaglio... (i quali avrei forse la presunzione di dire che l'autore ha formulati per primi) la strofa centrale ricorda vagamente le idee affascinanti della camaleontica natura umana postulata dal caro Pico: l'uomo può scegliere se elevarsi alla natura degli angeli o discendere a quella delle bestie...
