Quale freddo?
Il mare oggi,
è salato di pianto
la nebbia che aleggia
fra i pini
smembrati da un gelido vento
è più che muta
sa di morte.
Fra foglie appassite
la tua mano
come bucaneve precoce
spuntava
Ungherese
la bocca carnosa
nutrita di parole sapienti
eri dottore
ora sei solo un barbone
per noi
Ti abbiamo lasciato morire
di freddo
non quello fatto d'aghi di ghiaccio
ma quello dei cuori
ciechi e distratti
che oggi
si oggi, stupiti
s'accorgono che
un solo saluto sarebbe bastato
a salvarti la vita.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Paolo Ursaia15 febbraio 2009
Trsiste e vera... ci accendiamo di meraviglia e cordoglio per un istante... e po, dimenticheremo. Condivisa, piaciuta
mp47pasquino15 febbraio 2009
Apprezzamento sincero per questa autrice la cui sensibilità è evidente, al suo vedere e ne comprendo la ragione, certi fatti sono inspiegabili, molte ragioni oscure a volte ci precludono il capire e la ragione del perché succedono... Qualcuno aveva detto aprite la porta anche al più umile sarò sempre io a bussare... Apprezzata poesia limpida e lineare dalle forme armoniose ci porta oltre lo stupore e lo sdegno, a leggerla piacevolmente.

