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Natura 14 marzo 2009 · lettura 2 min · 1026 letture

Madre guaritrice

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Aqua 3 poesie pubblicate
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Cade gentilmente un fiocco dal cielo, tenue sfiora zigomi e barba, sottile e affilatissimo m'accarezza e m'abbandona per morirsene a terra. Due dita si stringono attorno al tabacco, a scaldarsi in questa eterna sola notte d'inverno, un unico faro di cenere ad accendersi alternato. Passi a picchiettare, schiacciano vecchia neve caduta, passi su passi, il volto avvolto e ritirato in se, il corpo rigido, il cuore batte pigro, il sesso spento. Sale vaporosa e avviluppa gambe e tessuti, una nebbia rivale. Silenziosa appesantisce quel crepitare solerte, lo imprigiona, l'avanzare sguscia intorno e tra le fronde cespugliose, gravi di neve genuflessi, e l'umido battente, bottone su bottone, arriva alla bocca e si lascia inghiottire. Cede a un tormento continuo la mente, un pensiero tornante. Cede la bocca a un sentore deterso, un profumo di rimembranza che irrora le labbra. Immagini brucianti che affiorano ancora e che spossano, e un vapore prende vita dai sospirosi ritorni del ventre. Sono io, che infrango te con le mie spicciole turbe, le mie briciole, le mie furbe vivide invenzioni a disturbarti i riposi. Tu pianta carnosa d'oriente, madonna nera e discinta, nera rosa, ti mostri tra le foglie e sottile t'insinui, tra ragione e desiderio. Spazi nell'intorno, in ogni goccia, negli atomi, nei vuoti e nelle presenze che riempi, tu santa madre stracolma di grazia, sacra natura aspergi il mio volto di umida pioggia fine, ora, che benedetta è la vita in cui ti compiaci, ora che appare una ruga di pace sopra il dolore.
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