Viole di maggio
Ma tu con che coraggio
Guardi ancora quel paesaggio?
Non dovresti buttarci giù dalla rupe
Mi dicesti che le tue giornate erano sempre più cupe
Pensavo a quel giorno di maggio
Quando il cielo era limpido e sereno
Tu per me eri tutto, tu eri l'arcobaleno
Ma invece eri solo uno stupido miraggio
Ricordi com'era bello guardare le nuvole sole
Poi sei diventata come loro e sei fuggita via
Il vento ti ha portata lontano ma sei tornata
Io ti ho stretto di nuovo la mano e ti ho amata
Ma alla fine appassiscono tutti i fiori anche le viole
E dopo qualche altro soffio tu non eri più mia
Perché non cadi da quella rupe e ti spacchi la testa
Almeno tutto sarebbe bello, tutti saremmo in festa
E invece sei ancora qui, altro che giorni bui!
Io vivo le mie giornate da solo e tu passi le tue notti con lui
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Commenti (1)
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Antonella Bonaffini17 marzo 2009
Versi di una sincerità...disarmante! La delusione è palese. Son sincera, nel legger che il poeta vorrebbe che chi regala al suo cuore pena... potesse rompersi la testa... ho riso di gusto. Non mi aspettavo! Perché augurar del male a chi ha tradito per ben due volte? Io credo sia più triste la condizione di colei che sembra non aver riguardi nel modificar cuore... e vittime. Versi intensi e colorati. Bella poesia!
