Questo canto che sale

A chi nessuna lingua conobbe
A chi brancola nel buio
A chi leva grida di dolore
Perché il cuore
Non sia trafitto ancora
A chi che non ha ricordi
E non ha domani
A te che sei infinito
Sul corpo nudo della storia
A te che sei un Punto
Tra gli innumerevoli
Dell'universo
Che sei Cristo
Su una croce spietata
A te che conosci
L'enigma della tua solitudine
A te che non consideri
Bene il Bene
Che non hai mani e dita
Ma sei di cento colori
E all'alba torni a danzare
A te che sei verde di promesse
Che fluttui nella tua luce
Che ricerchi suoni di libertà
Che sei lievito ineffabile
E sei Socrate infinite volte
A te che dipingi il paradiso
Ma conosci anche l'inferno
Rimani te stesso in un mondo
Che giorno e notte
Si adopera per trasformarti
In un essere qualsiasi
A te che disseti tanta voce
Come una sorgente d'acqua pura
Alla speranza
Di avere un sogno
ogni sera
Come ogni volta che lo cercherai
Lasciati
Chiudere nel cuore
Donaci l'essenza di te stesso
Porta pace a tanto dolore
La musica dolcissima sommessa
del tuo respiro
A te questo canto che sale...
E Respiro sia per noi
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Chiara Catanese22 marzo 2009
Che bella... com'è possibile non ci sia nessun commento! Profonda, e profondamente sentita. Pare si rivolga a Dio, la poetessa, in certi versi (come quarta e quinta strofa) ma globalmente, rileggendola, si sente forte l'appello all'interiorità di ognuno. Un'esortazione accorata ad avere il coraggio di essere se stessi -di andare prima di tutto a caccia di chi si è- (apprezzatissimo il riferimento a Socrate, per poi, magari, addirittura, contribuire con i propri talenti al miglioramento collettivo. Così l'ho sentita. In ogni caso, nulla viene tolto a questa mirabile poesia, esempio di profondità, fonte di riflessione e introspezione.
