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Riflessioni 12 aprile 2009 · lettura 1 min · 2928 letture

Un canto

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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Rugghia incostante l'anima dolente al suono delle cetre di un cantore nato tra scheletri di ballerine e puntini marmorei d'un palco sospeso all'ombra. ...e canto si leva a ringraziar amor ferito ch'in silenzio di parola implora affetto muto e cieco.
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Rasimaco

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Commenti (12)

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Paolo Ursaia12 aprile 2009

Risuonar di sillabe che si apre nel malinconico finale... versi sussurrati con eleganza, da assaporare. Molto piaciuta

Cuccu Anna Maria12 aprile 2009

Un canto di dolore che si innalza verso il cielo. Intensa, profonda e toccante. Stupenda.

Giulia Aurora12 aprile 2009

molto bella ma anche greve come note cupe che fan pesare i pensieri

Antonella Bonaffini12 aprile 2009

Una poesia che si presta a varie interpretazioni il cui senso, appare sempre esser doloroso. Pennellate intense che toccano le corde del cuore. Bellissima.

Carlo Sorgia12 aprile 2009

Elegante, versi tristi ma molto intensi che escono dal profondo dell'anima

L
Lala12 aprile 2009

Un canto di dolore malinconico, rappresentato da una lirica stupenda che ti trasporta dentro questa sofferenza facendotela toccare. Bellissima

Antonio Biancolillo12 aprile 2009

Versi eleganti letti d'un fiato nel suo dolore... Sensazioni di dolore espresse così bene che arrivano nell'intimo del lettore. Stupendamente letta.

Una sola parola a volte può far comprendere con pienezza la profondità del suo dire... La sola prima parola di questa poesia... ne diviene un esempio... "Rugghia..." da la pienezza di quel sentire che scuota spesso l'anima procurando dolore e sofferenza... Il resto delle parole divengono contorno, pennellate più o meno grevi alleggerite nella chiusa...

Frammento12 aprile 2009

...sussurrata appena sa arrivare forte al cuore... Particolarmente sentita

Carlo Fracassi12 aprile 2009

...ed io in silenzio di parola plaudo, allibisco ed ammutolisco!

Berta Biagini12 aprile 2009

Parole colme di dolore si alzano al cielo da quel luogo ove regna solo pace.

P
Paolo Faccenda12 aprile 2009

Un canto sconsolato che si eleva nel lamento sofferente e immaginario fra bellezze trasognate e adombrate come nella prima strofa. Poesia particolarmente bella, fine ed elaborata in un linguaggio classicheggiante, dove la seconda parte assume toni intensi e intimisti di preghiera.