Araba
Quanti occhi vivono nei tuoi capelli neri
quando scendono sul ventre dell'uomo
guardano le viscere e le stringono nel pugno
e le ciglia sono dita che srotolano l'inganno
le incertezze
e le certezze
araba che usi la falce per sconfiggere la morte
la morte che sbatte la porta quando sei stanca
stanca delle bugie degli uomini e del mondo
e non è la tua morte
è rinascere
araba che divori chi ancora non ti ha toccato
araba che non odi gli uomini ma li uccidi
per essere sempre di nessuno e di tutti
e non è la loro morte
è la nascita nella tua assenza presente
araba che graffi i fogli di libertà
sei l'altra faccia della mezzaluna
uccidimi se non sono morto ancora
fiacca i miei fianchi lucidi e le reni
e divorato sarò dentro te che sei già lontana
cadono occhi di amanti dai tuoi capelli neri
semi piantati nei solchi su campi d'acero
nutriti del sangue che scivola libero e ribelle
le tue ciglia asciugano le ferite dei graffi profondi
e non è la tua morte
è poesia
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Commenti (1)
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Nadia Mazzocco13 maggio 2009
Sensazioni bellissime nel leggere questa poesia...É STUPENDA!
