Storia
Barbara Di Lorenzo
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Domenica, giorno di visiste.
Con ansia li aspettavo. Volevo abbracciarli, fargli vedere quanto fossi cresciuta.
Volevo vederli arrivare con un sorriso e una gioia che aumentava sempre più, man mano che si avvicinavano per prendermi in braccio.
Mi erano mancati molto, nonostante le mie giornate passavano allegre.
La direttrice mi chiamò, mi distrasse dai miei pensieri, dalle mie fantasticherie.
”Per cortesia, andresti a prendere una mela in cucina? ”
'Per cortesia'... semmai la cortesia avrebbe dovuto farla lei a me: non distogliermi dalla mia attesa frenetica; non mettermi a confronto con la mia timidezza.
Che forse ne godeva nel farmi sentire impotente nella mia continua ed estenuante lotta contro la mia timidezza?
Non potevo andare in cucina... non potevo rifiutarmi di farle la ”cortesia”.
Con le gambe tremanti, attraversai il corridoio, sfiorando la parete quasi per farmi carezzare e farmi dare coraggio... come se fosse una lunga carezza di incoraggiamento di mia madre.
Davanti la porta della cucina la paura di entrare si fece più viva. Che vergogna parlare con le persone; che vergogna chiedere qualcosa; che vergogna sentire il rumore dei miei passi.
Dalla cucina si sentivano movimenti, respiri e... parole.
La cuoca parlava, raccontava un terribile fatto; la cameriera ascoltava, incredula, la tragica notizia.
Decisi di aspettare che finissero il loro discorso prima di entrare. Forse avrei dato meno disturbo, forse mi sarei vergognata di meno, forse quell'attesa mi avrebbe dato il coraggio...
Posai l'attenzione sui loro discorsi, non per origliare, lo giuro, solo per capire quando poter entrare.
”Poverina” bisbigliava la cameriera. E la cuoca si affannava ancora ”Poverina, così giovane”.
”Poverina... ” e ancora un sospiro.
”Poverini qui piccoli... ”
”Si, poverini” replicava la cameriera.
”Poverina non è potuta venire”.
...capii che non potevo interrompere quel discorso, era troppo serio, troppo grave.
Le gambe cominciarono a tremare più forte... non potevo entrare.
Forse era meglio non interrompere il discorso. Forse era meglio non chiedere il permesso. Forse sarebbe stato meglio non aver ascoltato...
C'erano tutte le mamme, tranne una... poverina... mancava la mia.
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Barbara Di Lorenzo
Commenti (3)
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Barbara Di Lorenzo8 aprile 2006
... ed è qui che ti sbagli, Totto... questa è la mia storia, vissuta in un'età in cui si è troppo grandi per non capire e troppo piccoli per chiedere spiegazioni... un'attesa snervante, una lotta incessante, durata anni... terminata solo dopo aver sconfitto il fantasma... forse è stato per miracolo, ma mia madre è a casa!
T
Totto8 aprile 2006
forse io non credo ai miracoli.. ed è per questo che la mia tristezza non ha mai una fine.. in questo caso un lieto fine. ma sono contento di aver capito male la tua storia.
Cristina Khay15 maggio 2006
Bellissima... sono rimasta anche io con te fuori dalla porta... che emozione! Sei nei racconti... fammene leggere ancora! Magari se vuoi mandameli in privato... ok? Un abbraccio cri

