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Sociale 24 aprile 2009 · lettura 2 min · 1088 letture

Degenza e decenza

Mario Chinello 14 poesie pubblicate
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Anonimi sacchi sballottati qua e la, corpi stanchi, membra avvizzite e bluastre avvolte in tristi e informe vesti, così eguali, così anonime così complici. Il tuo io si perde dentro la tetraggine del male che fa confondere, un poco a tutti, la dignità dell'essere con l'incipiente suo degrado; e mentre langue il tempo tra l'indifferenza, insieme si assopisce anche la speranza. In questo scenario greve e inusitato, cogli una sensazione di pochezza, mille presagi forieri di impotenza e vai postulando dinieghi o conferme immerso nell'oblio e l'incertezza. Anche il riposo ti è negato! Ore ed ore di incerto vagare: ora il solito grigio corridoio, ora il triste e spettrale sottopasso, oppure l'inospitale "sala di attesa"; percorsi vissuti con calma silente insieme ad altre vicende umane, diventate quotidiana routine. Così, improvvisa cala la sera; ecco i parenti, gli amici e poi... rituale scarno, solito pasto consumato in un'irreale penombra che, miscelando gli umori dell'incalzante notte, alimenta la tua sofferenza e non dormi! Senti ritmare il passo cadenzato degli addetti, nella tua mente mulinano immagini e pensieri, sei penetrato da cortesi e consuete voci assieme ad improvvisi scoppi di tosse che vai fidando in un loro repentino cessare e nel languido dormiveglia, rimani appeso comunque alla speranza.
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Sono delle sensazioni e, perché no, tormenti, che sovente vengono dichiarati da coloro che sono stati ricoverati in strutture ospedaliere. Esse non sempre rispondono al bisogno di tutela della privacy del ricoverato e spesso, egli è lasciato solo e senza conoscere il proprio reale stato di salute. Troppa malinconia nei presidi ospedalieri e troppa sufficienza usata nei confronti di persone che stanno scoprendo, magari per la prima volta, di essere il paziente a cui si da del tu, al qual si può dire: caro, vieni con me a vedere una bella macchina, senza il dovuto rispetto per la sua storia.

L'autore
Mario Chinello
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Commenti (1)

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Mikita24 aprile 2009

molto bella e reale questa poesia ...descrive davvero in ogni dettaglio l'indecente tristezza degli ospedali che curano i pazienti come macchine a cui ogni giorno si deve far funzionare il corpo con la solita terapia, senza un minimo di umanità non accorgendosi che dietro quei visi stanchi apparentemente tutti uguali ognuno ha la propria anima, la propria storia e sfortunatamente non viene spesso rispettata...