Degenza e decenza
Mario Chinello
14 poesie pubblicate
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Anonimi sacchi sballottati qua e la,
corpi stanchi, membra avvizzite e bluastre
avvolte in tristi e informe vesti,
così eguali, così anonime così complici.
Il tuo io si perde dentro la tetraggine del male
che fa confondere, un poco a tutti,
la dignità dell'essere con l'incipiente suo degrado;
e mentre langue il tempo tra l'indifferenza,
insieme si assopisce anche la speranza.
In questo scenario greve e inusitato,
cogli una sensazione di pochezza,
mille presagi forieri di impotenza
e vai postulando dinieghi o conferme
immerso nell'oblio e l'incertezza.
Anche il riposo ti è negato!
Ore ed ore di incerto vagare:
ora il solito grigio corridoio,
ora il triste e spettrale sottopasso,
oppure l'inospitale "sala di attesa";
percorsi vissuti con calma silente
insieme ad altre vicende umane,
diventate quotidiana routine.
Così, improvvisa cala la sera;
ecco i parenti, gli amici e poi...
rituale scarno, solito pasto
consumato in un'irreale penombra
che, miscelando gli umori dell'incalzante notte,
alimenta la tua sofferenza e non dormi!
Senti ritmare il passo cadenzato degli addetti,
nella tua mente mulinano immagini e pensieri,
sei penetrato da cortesi e consuete voci
assieme ad improvvisi scoppi di tosse che
vai fidando in un loro repentino cessare
e nel languido dormiveglia,
rimani appeso comunque alla speranza.
©
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L'autore
Mario Chinello
Commenti (1)
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Mikita24 aprile 2009
molto bella e reale questa poesia ...descrive davvero in ogni dettaglio l'indecente tristezza degli ospedali che curano i pazienti come macchine a cui ogni giorno si deve far funzionare il corpo con la solita terapia, senza un minimo di umanità non accorgendosi che dietro quei visi stanchi apparentemente tutti uguali ognuno ha la propria anima, la propria storia e sfortunatamente non viene spesso rispettata...

