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Morte 14 maggio 2009 · lettura 1 min · 4371 letture

Morte nella notte

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Verrà livida l'alba a sorprendermi in fondo a queste tenebre, spietate tumide di dolore che la lugubre civetta ha sporcato col suo canto olezzante morte; e la gelida luce mi scoprirà mille anni più vecchio.
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Certe notti, così spietate, così dure...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (11)

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Anna Maria Obadon14 maggio 2009

Forse la condivisione può aiutare a superare quel forte olezzo di morte che ti gira intorno e ti prende allo stomaco, alla mente... facendoti invecchiare di cento anni in un minuto. Condivisa e piaciuta nella sua tremenda tristezza.

Antonella Bonaffini14 maggio 2009

Uno stato d'animo sofferto che può farci sentire il peso di anni che non ci appartengono... reale, bella, molto bella!

Berta Biagini14 maggio 2009

Solo il titolo ha fatto tremare – versi che fanno benissimo comprendere il nostro sentire in momenti della vita che non vorremmo mai poter vivere – una cosa è certa, questo è impossibile.

Angela14 maggio 2009

Una notte difficile dove il peso di tutta una vita incide la pelle e il cuore. Il dolore invecchia ma insegna il modo in cui possiamo gestire questa vecchiaia (chiamaiamola esperienza) in maniera utile e positiva

Carlo Fracassi14 maggio 2009

La morte provoca tale dolore e sgomento che sembra sentirsi addosso gli anni della terra... versi tristi, crudeli e spietati come l'irreversibilità della morte, sempre in agguato dietro ad ogni angolo di strada.

Frammento14 maggio 2009

...le conosco queste notti... Amara anche se profondamente bella... Sentita

Marco La Rosa14 maggio 2009

Versi molto profondi di ottima fattura. Apprezzati.

L
Libera Mastropaolo14 maggio 2009

Immagino... la tua professione ogni giorno ti pone di fronte la realtà nuda e cruda, spietata e, spesso, assurda. E dalle chiare e profonde parole di questa bellissima poesia, deduco che sei la mosca bianca. Il medico che si prende cura del paziente, sia nel corpo e, soprattutto, nell'anima.

Danielinagranata14 maggio 2009

Certe notti lo sconforto e la tristezza per certe situazioni di vita quotidiana si fanno più forti chissà quante cose sono abituate a vedere i tuoi occhi anche se al dolore non ci si abitua mai versi profondi che lacerano il cuore bellissimi e intensi

O
Orma Detruria14 maggio 2009

lasciavo questa lettura per ultima, come se la vita si rifiutasse di sapere quello che ha già provato, ma la notte raccoglie e amplifica il dolore nel silenzio la solitudine martorizza scolpisce segni indelebili. bellissima.

Rasimaco14 maggio 2009

si legge tristezza in ogni parola di questi versi che in veste molto elegante e raffinata cantano il dolore dell'uomo della medicina...