Foto d'Abruzzo
Enrico De Marzo
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Sembrava che il sol,
nel suo rapido cammino
non avrebbe mai negato il tepor,
se pur lieve
agli occhi tuoi.
Come un'onta del destino,
hai udito il rombo della terra
tutt'attorno,
fin dentro l'animo
e ancor più giù.
Come è densa l'aria,
par portar nel grembo tante storie.
Bambino mio,
ti sei smarrito in quella notte,
solo con la nuda pietra,
ed io morto nel cuor
stringevo una foto.
Colme d'orrore
le mani scostavano massi,
spianavano macerie
...e pregavo in silenzio,
scartavo il nome tuo,
mille volte
e tante ancora.
...come eri bello,
impacciato solo un po',
e sorridevi se scattavo una foto,
ridevi sull'esser grandi,
ridevi,
ed io ridevo.
Che bello che sei,
accanto alla mamma,
sempre insieme,
ed è sincera la gente attorno.
Solo, accanto a voi,
sfioro corone di viole,
e piango ancora,
un'ultima volta.
Lassù ridi e fai le smorfie,
soltanto una foto, solo una...
Colma è l'aria
di dolore e pianto,
bambino mio sei tra gli angeli,
ed io resto qui,
a comporre i frammenti
d'una foto,
e tu sorridi sempre,
per me,
per papà.
Come è aspro il risentimento,
ed è amaro l'incomprensibile,
morir a 9 anni,
nella stretta della mamma.
Ed io qui solo tra mille sguardi...
potrei mai
perdonarmi angelo mio?
In una foto il tuo sorriso,
in una foto noi per sempre
una famiglia
ferma nel tempo
degli anni tuoi.
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Enrico De Marzo
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