Pescato
Vito Emanuele Martella
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Come un pesce dall'amo tuo
son strappato al mio fare.
Sempre più forte la tensione
che mi trascina da te.
Quella lenza che ci lega
seppur invisibile,
resiste,
non molla la preda.
Freddo sulla mia pelle.
Stringo le spalle
per fermare il brivido
dell'acqua che scorre.
Sento il sangue,
perché mia pescatrice?
Dolore lancinante...
la bocca è divelta...
Non sentirò
il sapore tuo...
dalla tua esca
abbagliato...
Strattono senza sosta
in cerca di libertà.
Non volevi me,
ma la mia carne.
©
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Vito Emanuele Martella
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