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Sociale 31 maggio 2009 · lettura 1 min · 4347 letture

Ner quartiere mio

M
Marina Como 178 poesie pubblicate
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C'è un vicolo ner quartiere mio ripudiato dal sole e confonde l'intonaco scarmigliato ai marmi. E i graffiti son d'unghie, urla appese al muro. C'è un vicolo ner quartiere mio dove Cencio divide la mollica dal pane per unire l'alba alla cena ed il fiasco -son labbra- rosso -da baciare-. C'è un vicolo ner quartiere mio dove busso prima di entrare perché quel vicolo è casa tua. E c'è una colonnina proprio all'angolo dove la pioggia si sofferma e mi sento di frangerci le dita e genufletter gli occhi al salutarti. Perché in quel vicolo ner quartiere mio ci abita cristo.
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Si, i commenti hanno colto molto ma non evidenziato un particolare per me molto importante, (anche se poi in ogni poesia ognuno vede quel che vuole) la parola cristo è scritta minuscola, serve per ricordare Cristo, ma ovviamente la crocefissione (un povero cristo, diciamo che polemicamente vorrei ricordare a tutti di avvicinarsi con rispetto, con riverenza e comunione ai poveri, . La stessa che si usa nel cospetto del Signore, perché durante la vita si possono portare (senza blasfemia, questa mia) altro che croci! E poi ancora il linguaggio, dove il dialetto viene usato solo in una frase ripetuta (ner quartiere, cjabbita, ma il resto è in italiano, perché è per tutti, ognuno ha il suo reietto, ed il dialetto è usato come per dire: hei, è una cosa del mio ambiente, della mia vita quotidiana, il mio barbone, riguarda me, questa è una scena familiare, come il dialetto, e come in famiglia, anche nel mio quartiere debbo agire. br Insomma un Invito ad agire nel "nostro piccolo" quotidiano.5 dicembre 2009
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L'autore
Marina Como
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Commenti (3)

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L
Lorenzo Crocetti31 maggio 2009

M'immagino un diverso titolo "dove abita Cristo", perché quel vicolo è luogo di povertà, persino il sole si rifiuta di scaldarlo, e si fa fatica a conciliare il pranzo e la cena. Però il sentimento dell'amicizia e della comunanza umana non può mancare, e si può bussare alla porta di chi ci abita. E c'è una colonnina, dove l'autrice può bagnare le dita, forse per segnarsi, in un afflato finale di preghiera. Cristo non abita nello sfarzo, ma dove c'è degrado e miseria. Se l'ho buttata proprio di fuori, non me ne voglia la gentile poetessa. Pensi solo al mio incosciente coraggio... e mi scusi.

mp47pasquino31 maggio 2009

Opera sociale, si, si porta appresso il cuore quel vicolo, un angolo di cielo dove naufragare la propria esistenza, in quel vicolo affondano radici d'umanità, metaforicamente è li la vita... piacevolmente letta ed apprezzata. Non so perché leggendo ho avuto un flash, il film "Miracolo a Milano" con Paolo Stoppa ricca di sociale umanità in quei vicoli pieni di gente misera Dio scelse per loro l'ascesa al paradiso. Perdon, volevo dire "con" non "di" in quanto per me lui ha recitato quella parte assieme a De Sica da maestro.

F
Franca Canfora1 giugno 2009

Gli ultimi, i disprezzati, e la loro incredibile ricchissima umanità, fatta di cose piccole e semplici, e di condivisione. Ma è proprio in quell'angolo che abita e vive un Amore che va al di sopra di tutto, che non discrimina, e che tutti raccoglie.