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Riflessioni 4 giugno 2009 · lettura 1 min · 4719 letture

Stoltezza

Antonella Borghini Anto Bee 413 poesie pubblicate
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È l’animo che arreso sfugge ad ogni legge che preso dalla vita non gioca la partita che la vittoria incerta lo spaventa che nulla tenta -temendo la sconfitta- è quel relitto nel mare di domande a cui nessuno mai risponde che tolgono il sigillo del credere e sperare -nulla si può cambiare- è la certezza che niente si rimedia e duole senza tregua spezza i pensieri belli i viaggi nei ricordi nei sogni sordi asciuga lacrime vane di stupide puttane che per poco denaro hanno svilito il bene raro dell’effimera bellezza -d’amara tenerezza- diceva il poeta dolente nota a piè pagina la consapevolezza della maturità regala saggezza ma recide la giovane stoltezza
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Antonella Borghini Anto Bee
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Commenti (8)

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mp47pasquino4 giugno 2009

E' l'umana sete che arsa scava il senso di stoltezza, in fondo appaga il ragionare, il vivere che fa' pienezza e ne ristora mente e cuore in fondo se c'è dolore una bella poesia ci toglie dal torpore... come non bearsi nel leggere versi che d'incanto stanno ad indorar le righe, tentacoli mentali ad accarezzare mente e cuore...

Orchideanera4 giugno 2009

difficile disegnare un commento a questi tuoi versi, profondi e intensi, dettati da qualcosa che va aldilà della semplice voglia di far poesia, condivisi e apprezzati.

Marco La Rosa4 giugno 2009

Versi ben elaborati che scorrono bene alla lettura. Apprezzata la ricercatezza per esprimere il tema di fondo.

Antonio Biancolillo4 giugno 2009

Stupenda descrizione di questa... stoltezza... di ci si arrende abbandonando la partita della vita... Stolto è colui che insegue la facilità...solo il vivere ci può dare quella maturità... Pioacevole e condivisa riflessione.

O
Orma Detruria4 giugno 2009

anche il poeta per rimanere tale non deve essere troppo saggio, mai grande abbastanza... regala duro sentimento la poesia, con parole che hanno un gran vigore e non lasciano spazio ad altra considerazione se non una bella presa di coscienza.

Gesuino Curreli4 giugno 2009

Apprezzo il canto. Si, intendo proprio la cadenza del verso, lontana da certa strana forma di poetare, che rinsecchisce il verso e lo consegna al gusto, poco godibile in verità, di far sì che nulla si comprenda e si pretenda il plauso di chi stava ad ascoltare. Orbene, a me arriva il canto, cosa che mi cattura senza motivo apparente, come l'empito che comanda a un uomo di amare quella donna anziché un'altra. E quindi il senso chiaro e trasparente che porta la mia mente a interpretare, a seguire l'exucursus di ragione che affonda nella coscienza di maturità, e nella perduta, dolce, insensatezza che ci abbandona con la bella età.

Antonella Bonaffini4 giugno 2009

Una riflessione pacata, intimamente profonda. Cosa dirti? Stupenda.

Mario Bugli5 giugno 2009

Credo che ognuno di noi, se potesse sceglirebbe la giovinezza con l'inevitabile stoltezza e lasccerebbe ad altri la maturità, con la sua saggezza... per me non c'è niente di più triste che un giovane saggio... dov'è il gusto della vita se non si può sbagliare?...quasi sempre le persone migliori e vere sono quelle che hanno tanto sbagliato... questa poesia si insinua nell'animo umano e nella vita con acute riflessioni che coinvolgono il lettore e fanno meditare... molto bella.