(sentori d'edera)
Non mi rimane
che scorrere con l'indice
sfiorando in superficie
stridore d'anima
senza infilare
tra le pieghe
l'unghia
...
Non dite verità bugiarde
che poi vi leggo dietro
e tutti quei sorrisi a copertura
trasudano disastri
La lingua si taglia
leccando le ferite
e la saliva di gatto
non ricuce i lembi
Getto
nervosamente
un pensiero tra le righe
...vorrei per te un colorarsi d'albe...
ma so che è solo un fiato
smozzato nei singhiozzi
...disperso in aria...
a sgocciolare pioggia sotto cieli testimoni
Sfioro
con il dito il ghiaccio
che fa rabbrividire questo scrivere
sbirciando tra le rughe nuovi solchi
Sbiancano le chiome di montagna
per paura simile ad orrore
di vedere inflitto ancora l'imperfetto
tra uragani d'anime
...e questi vetri rotti...
...
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Commenti (2)
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mp47pasquino8 giugno 2009
Lettura profonda la mia, sono entrato in simbiosi a questi versi profondi di dissenso e incredulità di un'edera attecchita e perdurante ai graffi, ma non dissacratori, anzi trovo un ragionare poetico e sento l'anima in pena che strugge passione e si accalora, niente è disperso e niente è perso quando la mente è sana e acconcia l'imperfetto da venire... criptica di non facile lettura ma lo stile e la musicalità oltre che la forma si fanno apprezzare.
Berta Biagini8 giugno 2009
C'è qualcosa in questi versi che fa veramente male anche se il tutto cerca di nascondersi tra le righe. Letta e riletta trovando sempre qualcosa di nuovo. Sentita.

