Acque d’Aniene
Acque d’Aniene che slacciano vesti leggere che scendono lievi, su fianchi di seta Acque di fiume che rapide fuggono diet…
Alessandra Cesselon si guarda intorno, legge se stessa, ritaglia episodi, li annota ora con ironia, ora con mestizia, infine con la dolente amarezza di chi si sente abusivamente espropriato di know- how e intelligenza; ma dal personalismo dell’introspezione riesce ad allargarsi, ad aprire uno specchio riflettente sul mondo circostante per misurarne la mediocrità e una stoltezza che sembra incomprensibile. Spesso gioca con le parole intessendo calembour e sciarade come un torero che sfavilla veroniche nell’ arena o, più verosimilmente, un prestigiatore che nello sfondo rabbuiato della scena illumina con artifici mimici i sorprendenti effetti di un gioco paradossale. Alessandra Cesselon mi ha regalato un volumetto di sue poesie stampato nel 1987, e di ciò la ringrazio perché attraverso le liriche pubblicate ho scoperto un’altra Sandra Cesselon, una poetessa di carta e materia, di voci profonde, di innalzamenti e colori spessi, intrisi di terra e di cielo. Una poesia più intimista, costruita su impalcature da cui si aprono angoli di visualità dove domande e risposte sembrano scolpirsi nell’ indefinito dell’animo e nel misterioso vagare dei giorni; senza definizioni, senza luccichìi. Il suo versificare riporta all’ approccio dello scultore con la creta: scavare, limare, plasmare fino a recuperare l’idea, il soggetto ispirativo, la risposta creativa dell’arte. La Cesselon scarnifica la pagina, la governa essenziale di parole e di timbri, elimina il superfluo fino a trovare la sorgente poetica dell’immagine e del pensiero. In lei si perfeziona il canto dell’insieme lirico e la compattezza strutturale del verso. (Pier Luigi Coda, scrittore)
Acque d’Aniene che slacciano vesti leggere che scendono lievi, su fianchi di seta Acque di fiume che rapide fuggono diet…
Acqua di montagna, che sciogli la brina e le menti arroccate in moduli antichi. Acqua, che sgoccioli pigra in grotte
Mi hai guidata in valli boscose scavate da nastri d’azzurro; presso torrenti improvvisi e bizzosi come un bimbo
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