C’è la parola amore che fa rima con cuore,
la si usa in ogni dove,
ma non sempre con il cuore.
Amore amore, amore,
ma dove sta l’amore?
Buttarla li ogni momento senza sentimento,
è come buttare le perle ai porci.
Usarla si,
con parsimonia, a gocce,
come fosse olio,
gustarla, assaporarla, con goduria,
per sentirne la fragranza,
il profumo,
morderla con dolcezza,
sentire la morbidezza,
ascoltare l’armonia,
il soave suono della parola amore,
che scivola dalla bocca tua,
come onda lieve,
baciandomi l’orecchio. | 

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Siamo anime unite scagliate dall’arco nell’infinito,
stelle lucenti nel cielo,
camminiamo tenendoci la mano,
nel viale alberato fra le rose in fiore.
Battono i nostri cuori il ritmo frenetico dell’amore.
La tua amicizia è per me linfa vitale,
tu il mio sole,
palpito armonioso,
fiore che cresce su pietre,
sotto la neve,
nascosto sotto freschi prati erbosi.
Tu mi fai gioire,
ridere,
cantare,
brilli più del sole,
amica mia. | 

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 Aleggia nell’aria sfocata,
il ricordo soave,
leggero,
di un amore nascente,
nell’età verde.
Il sole grande rovente,
bruciava la pelle,
ardeva sul cuore,
il dolce palpito d’amore.
Tu fanciullo dai capelli d’oro,
occhi celesti color del cielo, tersi.
Io in te mi persi.
Noi due seduti su quella pietra,
mentre l’acqua del torrente scorreva lieta,
uniti nell’abbraccio,
viso a viso,
cuore a cuore,
nel sole.
Un bacio casto e lieve mi donasti,
un sorriso,
mi sembrò di essere in paradiso.
Momento magico meraviglioso,
sognante,
io tremante,
tesa,
la testa girava vorticosa,
nel turbinio dei sensi,
nel fremito del cuore,
che non voleva perdersi,
lasciarsi andare,
volare,
come libera farfalla colorata,
restare ferma su quella pietra,
mentre il torrente scorreva gorgogliando,
sulle note di una gaia canzone.
Tu tenendomi le mani,
fra le tue,
mi sussurrasti... Mi ami?
Ora il ricordo è lontano,
perso nella nebbia del tempo,
che copre ogni cosa,
nel velo squarciato,
nell’ombra,
ti vedo amore lontano,
mai nato. | 

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Il tempo passa inesorabile
come granelli di sabbia
in una clessidra.
Scivola
fra le dita.
Non si può fermare.
Ci sono attimi
che il tempo
non cancella,
restano scolpiti
dentro di noi.
Vivi lampi scintillanti
vibranti d’energia
lucciole nell’infinito cielo
incancellabili. | 

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Io mi libro nell’aria,
mi getto sulle nuvole,
mi nutro di spazio, non spazio,
m’illumino di luce d’oro.
Quando dormi,
io sto sveglio,
perché sono puro spirito,
ma chiudo gli occhi per dormire con te.
Così entro nei tuoi sogni,
e ti faccio volare,
nell’immensità del cielo,
sopra le nubi bianche,
verso Dio. | 

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 Sono nell’oscurità più profonda,
un bagliore di luce vedo,
è sempre più forte.
Ora la luce mi colpisce gli occhi,
mi acceca,
cosa succede?
...Sto nascendo.
Un vagito mi esce dalla bocca,
ho paura,
sono entrata in un tunnel profondo,
un vortice mi attira giù in basso,
mi gira la testa.
Cosa sta succedendo!
Che mi accadrà?
Dove stavo ero tranquilla,
avevo tutto,
c’era caldo,
cibo,
e adesso...
cosa succederà?
Delle persone,
con dei camici bianchi,
mi prendono,
in una vaschetta,
dove c’è un liquido caldo,
m’immergono,
ritrovo il dolce tepore di mamma,
ma dura poco.
Sento freddo,
tanto freddo.
Sono avvolta,
in una soffice coperta.
Che cosa mi capiterà?
Piango addolorata,
dove sono?
Dov’è mamma?
Una culletta mi attende,
qui ci sono altri bimbi.
Mi agito,
sono disperata,
urlo con tutto il fiato,
nessuno mi sente,
qualcuno mi aiuti,
sono sola e triste.
Ecco finalmente,
una donna si avvicina,
è vestita di bianco,
mi prende in braccio.
Aspiro il suo odore,
non è mamma,
dove mi porterà?
In una stanza,
là su quel letto,
c’è una donna,
con le braccia aperte,
mi sta aspettando,
è lei lo sento,
è la mia mamma,
mi stringe sul suo cuore,
con tanto amore.
Sono felice,
mi addormento sul suo seno.
la paura è passata,
lei è la mia mamma adorata,
sono fortunata,
da lei sono nata,
che miracolo è la vita. | 


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E’ come scalare una montagna,
arrampicarsi,
con corda,
chiodi,
scarponi,
cintura di sicurezza,
avanzando lentamente
passo dopo passo,
mettendo bene i piedi
sopra la roccia.
La vetta è ancora lontana,
andare oltre,
anche con la tramontana,
ci vuole forza,
perseveranza.
La vetta, adesso è più vicina,
pochi sforzi ancora,
e la cima si vedrà.
Mi gira la testa,
da questa altezza,
il panorama è una bellezza,
l’aria è pura e fresca,
sono in bilico,
sullo strapiombo,
la roccia sotto di me sta franando,
oh Dio... sto precipitando,
maledizione.
Quasi ce l’avevo fatta!
Per fortuna,
ho la cintura di sicurezza,
è la mia salvezza.
Ai piedi della montagna,
sono tornata,
è stata inutile,
la scalata,
dovrò riprovare,
non mi devo scoraggiare,
la felicità devo raggiungere.
La prossima volta sarò più fortunata. | 

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Nella vallata i bimbi giocano felici.
Il sole è alto nel cielo,
tutto è tranquillo.
I prati sono verdi,
si odono le allegre voci
dei fanciulli che si rincorrono.
Nell’aria aleggia una dolce melodia
che invita all’allegria.
le svolazzanti farfalle
si posano su mille fiori colorati.
Là nella casa c’è il calore del focolare.
L’amore di mamma e papà
che ricordano la loro spensierata fanciullezza,
brezza leggera,
di un’antico sogno di continuità.
Da bimbi si canta,
si balla,
si ride,
senza pensare
cosa ci porterà l’avvenire,
la vita,
il destino.
Oggi per loro
c’è solo il giocare a nascondino.
Nella vita porteranno per sempre
il ricordo di allegri girotondi,
salti alla corda,
nella verde valle della felicità. | 

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 So nato qua, ar Colosseo,
mi madre Cecina,
era nà gattina assai carina,
un po’ bianca un po’ nerina,
molto corteggiata
m’ha messo nome Meo,
perché so er mejo gatto der Colosseo.
Nun faccio per vantamme,
s’ò un sacco ammirato,
da tutte le gattine.
S’ò er mejo gatto der Colosseo,
me piace stà disteso ar sole,
sur prato verde cò le viole,
speciarmente doppo avè magnato,
la trippa ar sugo che m’ha portato
la gattare, quella santa donna,
che m’ama tanto,
e io l’amo, perché me dà da magnà.
Me piace puro,
quanno m’accarezza,
io je lecco la mano,
je faccio miao,
me struscio su pe le gambe,
lei è contenta.
S’accontenta de poco la poveretta.
Io so Meo er più dritto gatto der Colosseo,
co le donne ce so fà,
basta faje un po’ de fusa,
che se squajano,
so contente,
beate,
soridenti.
E che me frega,
che m’emporta,
basta che arivino cò la sporta.
Me piace vive all’aria aperta,
e quanno piove,
me metto ar riparo sotto er muro.
De notte,
me piace sartà,
da un muretto a l’artro,
su pè i cornicioni der Colosseo,
e me diverto n sacco.
Cor buio so tutto nero,
solo l’occhi se vedeno,
sò come ffari verdi forforescenti.
Qualche gattina me fà compagnia,
che bella sta vita mia,
sò spensierato,
allegro,
innammorato,
un po’ malandrino,
ma nun so ladro,
quì er magnà non me manca,
sò n ruba cori,
amo n sacco de gattine,
e ho tanti fji,
tutti micetti belli.
Sò Meo,
er più figo gatto der Colosseo. | 


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Scende la tristezza su di me,
come leggero nevischio,
mi avvolge,
bagnandomi il corpo e il viso.
Il cuore nel petto è stretto,
nella morsa di dolore,
pugnalate profonde,
lacerano la pelle,
ferite sanguinano,
bruciano.
Gocce di sangue,
macchiano la mia veste.
Resto impietrita,
come statua di marmo
nel gelo profondo.
Bufera di neve
sento nelle ossa,
respiro gelido,
alito caldo,
si leva alto nel cielo cupo,
nuvola opaca tristezza.
Piangere non voglio,
sarebbero lacrime dure come il cristallo,
non potrebbero sgorgare dolcemente,
liberare la tristezza che mi assale.
Questo dolore,
si scioglierà come la neve,
resterà solo pozzanghera d’acqua,
che il sole asciugherà. | 
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 Sorella tristezza,
non ti angustiare,
se la vita ti fa penare.
Hai sofferenze,
ti comprendo,
il tuo dolore mi ferisce,
m’intristisce,
vorrei alleviare,
questa spina,
che trafigge il tuo petto,
ma non ti comprendo.
Se oggi la giornata è uggiosa,
nuvolosa,
la pioggia cade fitta,
il vento è turbinoso,
soffia forte sul viso,
hai tanto freddo nel cuore,
non ti dolere.
Dopo la pioggia,
ritorna sempre il sole,
ad alleviare il dolore,
dare gioia,
rifiorisce la vita.
Sorella allegria,
per te è facile parlare,
non conosci il dolore.
Ti sbagli sorella,
anch’io conosco
la nostalgia,
la delusione,
tutti i dolori del mondo,
sono nostri parenti stretti,
da loro mi allontano.
Io sono la gioia,
l’allegria,
la vita.
Sorrido sempre,
anche se in fondo al cuore,
sento la pena,
che vorrebbe uscire fuori,
darmi dolore,
la scaccio via,
alzo le labbra,
accenno un sorriso,
si apre intorno a me il paradiso.
Sorella tristezza,
accetta il consiglio mio,
il dolore si attenua con il sorriso,
sorridi sempre,
guardati intorno,
ti accorgerai,
quanto è meraviglioso il mondo.
La tristezza svanirà,
come polvere leggera,
gioia trionfierà fiera.
Margherite gialle fioriranno,
su prati verdeggianti d’allegria. | 

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 Dello stàbbile è la purtera,
lavora da matina a sera,
non si lagna.
Berta è assai cortese,
per i condomini se fa in quattro,
un difetto ha,
le piace de sparlà
impicciasse de li fatti dell’antri.
E’ un gazzettino vivente,
nà giornalista mancata,
mentre scòpa le scale,
allunga l’orecchi alle porte,
origlia contenta,
domani matina,
avrà da sputtanà cò le comari.
la vita sua è questa,
è n’à pettegola,
vole esse la prima avè le notizie,
der palazzo e del quartiere.
Pe strada Berta,
và a fà la spesa,
se guarda intorno,
butta l’occhi alle finestre delle case,
pè sbolognà.
Un giorno,
pè grazia de Dio,
o pè disgràzzia
amià all’arberi pizzuti.
Povera Berta è schiattata,
come faremo senza de lei?
Avemo perso la purtera,
la piagneremo,
Dio l’ha voluta con se,
dove sarà nell’aldilà?
Dio dice...
Berta te sei comportata male,
te sei fatta sempre i cavoli d’artri,
n’à punizione te meriti.
Starai dentro a n ‘a cammera,
dove nun c’è nissuno,
Nò ti prego Dio,
che farò tutto er giorno?
Non potrò sparlà de
nissuno.
N’à cosa la potrai fà,
che cosa?
Sbatte la capoccia ar muro,
questo è quello che farai
nella vita eterna tua.
Se te facevi i cavoli tua,
vivevi cent’anni,
invece te se fatta i cavoli d’artri,
la tua pena sarà infinita,
buona morte Berta,
e così sia. | 

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N’à vipera strisciante,
se nasconne sotto er sasso silenziosa,
aspetta er momento bono,
de uscì da er nascondijio.
La preda s’avvicina,
non sospetta,
c’ò er salto,
sarta ar collo.
Ha l’occhi rossi de foco,
la bocca spalancata,
li denti aguzzi,
morde,
fugge s’allontana.
La vena der collo sanguina,
come n’à fontana,
er sangue scenne,
non s’arresta.
Batte er core all’impazzata,
la vipera er veleno,
ha iniettato,
selvaggiamente,
spaventosa,
atroce morte s’avvicina.
L’ira vipera velenosa,
rovinosa,
del monno. | 

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Non è più come n’à vorta,
l’età sua ce l’ha,
ce tiene a la bellezza,
è curata,
ben pettinata,
en po’ truccata,
moderna sportiva.
La scopa l’ha buttata,
è arrivata c’ò er jet privato,
er Toy Boy biondo, scanzonato,
l’ha incaricato,
de portà li regali,
ai bambini,
belli e bravi.
Er camino è robba vecchia,
sorpassata,
basta n’email,
ai genitori,
che li regali sono fori.
Annamo dice...
Bello mio,
la calzetta non se usa più,
i bambini so moderni,
intelligenti,
useno er compiuter,
er tablet,
er cellulare
vojiono regali grandi,
li cioccolatini,
le caramelle,
er carbone,
pè loro,
sò cose da ride.
Annamo regazzo bello mio,
è quasi matina,
i regali li avemo consegnati,
prima de partì c’ò er jet
annamo a majnà,
quarche cosa ar bar.
C’hai avuto n’à bella pensata,
bella befanona mia,
me venuta n’à vojia,
de maritozzi c’ò a panna.
Bona a panna,
me piace un casino,
nun perdemo tempo.
Svelto accenni stà moto honda c b r,
annamo ar bar a majnà e fa casino. | 

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 Er postino Gedeone,
sona alle porte,
a tutte l’ore,
pè consegnà la posta.
E’ un gran fico,
Gedeone,
c’ò le donne è galante,
assai gentile,
conturbante.
jiè piace corteggià,
speciarmente le sore belle.
Quanto è bono,
cò l’occhi verdi de smerardo,
la bocca,
labbra rosse
vellutate de pesca,
sempre cò er soriso.
Tutte le sore,
nun vedeno l’ora de vedello,
er postino.
Ha confidenza cò tutte,
le chiama pe nome.
Sora Rosa,
come siete bella stamatina,
grazzie, Gedeone,
Sora Angelì
come siete carina,
cò questa gonnellina,
avete certe gambe da sballo.
Sora Margherita,
sete proprio un fiore.
Sora Nina, voi siete la mia preferita,
vò portato la posta che aspettavate.
Grazzie Gedeone,
non restare sul portone,
venghi dentro casa,
mi marito la matina nun c’è
te posso offrì er caffè.
Grazzie Nina,
lo sai, vado de fretta,
ma pè te cinque minuti li posso trovà.
nun perdemo tempo,
mi marito po’ tornà.
Ora vado,
ciò altre sore da accontetà,
e la posta da portà.
Er postino,
salta in groppa ar motorino,
lesto parte,
core, core, pe la strada,
deve consegnà la posta,
a sora Annarella,
che in finestra ansiosa,
lo stà aspettà.
Lei è contenta,
soridente,
ciao Gedeone...
Oggi sei in ritardo,
come mai?
Nun te stà a preoccupà,
ciò avuto da fà,
son quà tutto pè te,
bella mia.
tiè queste cartoline.
Venghi entra,
oggi semo fortunati,
er mi regazzo è ito fori,
avemo la matina tutta pè noi.
Abbracciame bello mio,
quanto te amo.
Me dispiace un casino
devo annà via.
Ma stai a scherzà?
Quanno ce ricapita stà fortuna.
Annarè,
nun te posso amà,
come voi tu.
So uno dà n’à botta e via,
un don Giovanni,
amo tutte le donne,
tutte me amano.
Sei un disgrazziato,
Io te amo,
tu così me tratti?
Così so fatto,
nun posso cambià,
faccio contente tutte quante.
Le sore so felici,
e li mariti...
Cornuti contenti. | 

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 | Po’ venì a tutte l’ore,
che buggera,
er dolore.
Me gira la copoccia,
comme n’à trottola,
ho l’ossa rotte,
me sa che mè venuta l’influènza,
la terzana è arrivata a trentanove,
c’ò sto focone,
su er corpo mio ce posso coce l’ova.
Poi me viè da tremà comme n’à foglia ar vento,
me pijia lo sturbo de gragnarella,
lo stommico se rivorta,
me viè da vommità.
Che doja,
svojatura,
sento er core,
che batte forte ner petto,
pare che me esca fora.
Mannaggia a sta terzana,
mà fottuto,
sfragellato,
sò comme
er fiore
restà gelato. | 

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Ricordi,
scintille luminose,
granelli di polvere leggera,
densa di nostalgia,
che il vento ha portato via.
Momenti belli rinchiusi
nello scrigno segreto del cuore.
La vita scorre in fretta,
è un soffio sulla mano,
un lampo di fuoco,
che rompe il cielo come il tuono,
una farfalla con le ali d’oro,
che vola libera nella giovinezza,
nell’amore della gioventù,
un treno che è passato e
non passerà mai più.
I ricordi restano,
vivono,
vividi frammenti di un sogno,
un disco, una canzone,
l’ascolti,
emozione ancor ti dà
lacrime scendono,
a rigare il viso,
dolce nostalgia,
carezza sul cuore. | 
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|
 Semo du sorelle gemelle,
me chiamo Simpatia,
mi sorella è Antipatia,
avemo du caratteri diversi.
Io so simpatica
alla gente,
ho er viso soridente,
nun me lajio de la vita.
Sò felice.
Er sole nel cielo brilla più dell’oro,
le margherite soridono c’ò mè.
pè m’è la vita è tutta rosa,
l’ amore è er sogno più bello.
Sò n’à ventata de felicità.
Mi sorella, Antipatia,
er contrario de mè,
resta antipatica a la gente,
se lajia sempre,
permalosa,
nun soride mai,
è sempre triste,
piajie e se dispera,
pe lei, la vita è sempre nera.
Perché fai così, sorella mia,
nun vedi, quanto è bella la vita?
Nun capisco, sorella Simpatia,
che c è vedi de bello,
nella guera,
ner dolore che opprime er monno.
la povertà,
la carestia,
che n’e dichi?
Qui c’è solo da piajie.
De questo te dò raggione,
purtroppo nella vita c’è er dolore,
la malinconia,
tante artre brutte cose,
nò nun te lo nego,
ma noi cosa potemo fà?
nun potemo fà jiente pe mijiorà ste cose.
Potemo solo pregà er padreterno,
che se fermi stò sfracelo.
Ma tu sorella mia Antipatia,
c’ò er modo che c’hai da ragionà,
pensi de mijliorà le cose?
Nun potemo coprì er sole,
quanno la matina nasce e dà calore,
guarda le cose belle che ce
sò ner monno,
le stelle nella notte brillano ner cielo,
er mare immenso e misterioso,
le montajie arte,
i laghi blù.
Er monno è bello sempre più.
Sorella mia,
nun vedo quello che vedi tu,
pe mè er monno è coperto da un velo nero,
c’è solo tristezza,
desolazione,
morte,
piajio tutto er giorno.
Te posso dà un consijio?
Tojiete sti occhiali scuri,
che te coprono l’occhi,
vedrai tutti li colori,
che ce so ner monno,
stò velo nero,
che te copre la capoccia,
volerà lontano. | 


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 Nando me piacerebbe fà n’à gita a li castelli,
potemo annà alle fraschette de Frascati,
a majnà le pajnotelle c’ò la porchetta,
tanto bona,
tanto bella,
che ne dichi?
Annarè me pare n’à belle idea,
zompa su la machina, partimo subbito.
Sò contenta Frascati me piace un casino,
c’è sempre un venticello fresco,
tanto verde,
un mucchio de jente,
che se jodeno er ber panorama.
Se sei contenta te,
sò contento anch’io,
coremo alle fraschette,
nun vedo l’ora,
de farme una pajnotella cò la porchetta.
Porcaccia miseria boia,
che mallòppo che c’è nell’osteria,
Nando so’ come noi ameno la porchetta.
Annarè se libberato er tavolino,
sedemose,
chiamamo l’oste,
che ce porti n’à brocca de vino frascatello,
e n’à pajnotta de pane,
naturalmente la porchetta calla,
profumata
bella.
Nando stò profumo de porchetta,
me stuzzica er naso,
lo stomico,
er palato,
mè venuta l’acquolina,
nun vedo l’ora de gustà
sta pajnotella prelibata.
Annarè la porchetta è arivata,
c’è pure la pajnotta morbida croccante,
mò la tajio a fette,
se mettemo a majnà.
Solo a vede la porchetta,
me viè lo sturbo,
quanto e bona mammà mia,
assajjia stà pajnotella bella mia,
er primo mozzico mio, me lo voglio gustà,
che delizzia,
che sapore divino,
morbida,
la crosta assai croccante,
se sciojie in bocca,
bevo en po’ de vino frascatello,
è n’a benedizzione de Dio.
La porchetta è deliziosa,
Annarè bevemo,
alla faccia de chi c’è vole male. | 

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Momento magico,
desiderato,
frenesia ardente,
nel cuore,
nella mente.
Il sogno di un incontro d’amore,
fantasia vola nel vento,
sulle ali di mille colorate farfalle,
immersi noi siamo fra le nuvole,
nel cielo brillante.
Le ore trascorrono lente,
agitazione palpitante,
il corpo fremente,
perché il tempo non passa rapidamente?
Verrà il momento,
agognato,
il sangue scorre nelle vene,
dà calore,
energia.
E’ una brutta giornata piovosa,
ma nel cuore splede il sole,
la gioia,
la felicità.
Momento magico l’incontro. | 

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Io, solo io,
de l’arta gente,
nun mè emporta jiente.
Sò er mijiore,
de tutti,
voi nun sete jiente,
io s’ò er centro,
intorno a me,
gira tutto er monno
Sò bello,
intelligente,
lontano da me,
voi che nun valete jiente.
Comme mè, nun c’è nissuno
Dio vivente s’ò
Qua tè sbaji,
bel pischello,
pè mè,
sei solo un pallone gonfiato,
vali meno de zero,
te senti granne,
superiore a l’artri,
voli arto ner tuo cielo,
ma basta che un uccelletto,
te pizzichi er pallone,
c’ò er becco,
te sgonfi,
sei solo,
n’à ventata,
d’aria fresca. | 

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Fra le palpebre socchiuse,
calano le ombre velate del sogno.
Sagome evanescenti danzano leggere,
sul palcoscenico d’oro.
Scenari meravigliosi,
luci scintillanti si accendono,
si spengono,
illuminano la scena.
Volti opachi, sfocati,
corpi nudi
si agitano, gridano, piangono,
ridono insieme.
Nell’immenso mare dell’inconscio,
un turbinio d’immagini,
vagano fondendosi,
nei baratri profondi,
dell’ignoto. | 
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Vorrei avere le ali,
per librarmi nel cielo sereno,
guardare la terra,
senza aver timore di precipitare.
Correre su prati verdeggianti,
cogliere viole,
aspirare l’odore dell’erba bagnata
dalla rugiada.
Vorrei cavalcare le onde alte del mare,
senza saper nuotare,
stendermi sulla spiaggia vicino a te amore,
mentre il sole ci riscalda il cuore.
Sarebbe stupendo fermare il tempo,
più bello,
anche solo un momento,
ma non si può,
il tempo passa in un baleno,
è un soffio leggero,
ti sfiora il viso,
và lontano.
Vorrei vivere cent’anni,
per vedere un mondo migliore,
senza dolore.
Vorrei...
vorrei...
Ma non posso. | 
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Luce,
meravigliosa luce,
emani radiosa,
carica di speranza,
eleva il mio spirito,
perduto nel baratro profondo
nel quale sono caduto.
Luce divina,
radiosa,
dona splendore,
su candela di cera accesa.
Raffiora dolcemente il dolore,
su alte montagne perdute,
nella fitta nebbia,
nell’alito denso del vento.
Spiragli di sole,
spargono intorno,
luce d’amore. | 

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 | Buia è la notte senza luna,
tutto tace,
regna la pace.
Silenzio ovattato dal manto di neve,
che copre le case,
alberi scheletrici,
piegano
le braccia al gelo.
All’albeggiare,
tutto riluce
di bianco candore,
nelle case
camini accesi,
fumo si leva alto nel cielo,
come un velo da sposa.
Odore intenso,
di legna,
castagne arrosto
si sperde nell’aria fredda.
Sotto la brace,
il fuoco
sparge
lapilli d’amore. | 

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Nel bosco della fantasia
variopinte farfalle
si posano
su rami fogliati.
Cespugli verdeggianti,
bacche vermiglie
nascondono
il dolce capriolo.
Il sole
gioca a nascondino
fra i rami degli alberi frondosi
creando trine ricamate di ragno.
Nel sottobosco
fra il muschio
ciclamini viola
schiudono le corolle
alla tenue luce solare.
Frenetico battito d’ali,
cinguettio di uccelli festosi
rompono il silenzio.
Profumi di fiori,
erbe selvatiche
emanano lieve gaiezza,
ove il ruscello scorre
le trote saltano giocose.
Nel bosco della fantasia
tutto è magia,
i funghi sorridono felici
togliendosi il cappello
e facendo l’inchino
al coniglio
che svelto corre alla sua tana.
Nel bosco della fantasia
c’è felicità ed allegria. | 

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Volare lontano
verso l’ignoto
su spiagge bianche
lambite dal mare.
Il viaggio,
avventura misteriosa
evasione dell’esistenza
gioia negli occhi e nella mente
un sogno solamente.
Che ansia la partenza
nella testa la festa,
nel cuore la gioia.
L’arrivo,
momento desiderato
atteso,
voglia di gioire
godere ogni istante
la vacanza.
Panorami meravigliosi,
si schiudono agli occhi,
un mondo diverso dal nostro
un paradiso in terra.
Il tempo scorre veloce,
è inesorabile
si deve tornare.
Dentro di noi resta il ricordo
del rumore dell’onda del mare
che s’infrange sulla spiaggia,
conchiglie morte, raccolte.
Il cielo immenso
di rosso rubino al tramonto,
le alte palme verdeggianti
ondeggiano
nel vento forte della notte.
Quanti ricordi
restano vividi nella mente,
il viaggio è un sogno
indimenticabile. | 
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Nell’ombra opaca remota
si perde il ricordo.
Pagine di storia
scritte con il sangue innocente,
di povera gente,
senza colpa di niente.
Vagano ancor
nella foschia lugubre
scheletri relitti umani,
ancor si odono le grida,
i gemiti,
il pianto senza lacrime,
le fosse son piene
di ossa e teschi,
anime senza pace
vagano sulle rotaie
del treno della morte,
chiedendosi...
Perché siam morti?
Dai comignoli inceneritori,
il fumo sale
odore acre, si perde nel vento,
nel cielo scuro di cemento.
Povere anime
non avranno mai pace,
vagheranno eternamente
con dolore
nel campo di concentramento.
Atroce pagina di storia
che il tempo
non cancellerà mai. | 

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La penna traccia solchi d’inchiostro
sul foglio bianco,
morbida è l’onda
che muove la mano,
le lettere si formano
ad una ad una
come perle di collana.
Arabesche frasi colorate
creano trine d’amore.
Meravigliosa scrittura
cattura il pensiero
magia misteriosa,
odore d’inchiostro
anelo.
Profumo di carta aspiro,
godo l’estasi
dolce momento,
scrivo.
La mente sconfina
in orizzonti infiniti,
nel mare di lettere
mi tuffo.
Qui voglio restare,
galleggiare
sospirare
sognare
amare,
scrivere tutta la vita. | 
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 N’à vorta
er festival de Sanremo
tuttiquanti lo vedeveno,
momento emozzionante
prestigioso.
Er festival de la canzone italiana
famosa ner monno,
nà cosa gradita
nà barca de gente,
se mettevano davanti alla televisione,
a guardà la trasmissione.
Er teatro dell’ariston
nà mucchiata de gente,
er parco decorato
de bochèi,
nò splendore.
Li cantanti seri
morto eleganti,
vestiti da sera.
Canzoni melodiose
zeppe de setiiniènto,
mò è tuttata divèrso,
da attaccà dar parc’oscènico
uno scintillio de luci colorate
fantasiose,
megalitiche scenografie
li bochèi bène belli,
nun c è so più.
Li cantanti
tuttiquanti vestiti strani
pè nun parlà
de le canzoni.
Dov’è annato a finì er sentiiento?
Che tibbidòi,
n’à vorta c’era
mò nun c’è più.
Caro festival,
nà vorta eri fico
quanno nelle canzoni
le note volavano pè la giannètta
armonia creavano,
c’era er sentiinènto
mò troppe cose so cambiate.
Và bè un sacco d’anni so passati
mò c’è er progresso
ma li brochèi nò
nun doveveno sfumà,
daveno er tocco de dolcezza
purezza
profumo
maggìa,
della canzone italiana,
mammà mi.
Oramài so pochi quelli che te guardeno
girano canale,
guardeno artro. | 

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Vivere nel buio profondo
raggi di sole sul viso,
calore raggiante
occhi velati di grigio,
ciechi.
Ricordare con la mente
il colore del cielo al mattino,
i verdi campi in fiore
la spuma bianca dell’onda del mare.
Sentire l’alito dolce del vento
il profumo dei fiori
l’odore dell’erba fresca,
con le mani toccarli
che dolce sensazione.
La vita è bella
sempre,
il sole brilla nel cuore
dà calore
amore.
Quante sensazioni vibrano intense
nelle ombre scure,
udire ogni rumore
onde sonore
si muovono leggere,
vibrano nell’aria armoniose.
Occhi spenti sensa luce
osservano sensa vedere,
percepiscono
scrutano nel buio
tutte le più belle sensazioni
del mondo.
Loro sono angeli
senza luce in terra,
nell’aldilà
stelle lucenti saranno
brilleranno in eterno
nel firmamento. | 

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Nelle spirali turbinose del vento
vacilla la mente,
le tenebre imbrigliano
immagini spaventose,
orrore lamento destano.
Follia,
misteriosa malattia
nei dedali dell’inconscio vivi,
fra le macerie della vita
cerchi disperatamente l’uscita.
Violente sono le onde del mare
che turbano i sensi,
disperate le urla,
placide le rive
dove trovi pace.
Depressione
ossessione
opprimente,
desolazione
solamente.
La mente disegna arcobaleni
velati di tristezza nel cielo,
melanconico suono di violino
trascina l’agonia,
ansia dell’anima spenta.
Follia
delirio
tormento,
feroce turbamento
solitudine.
Deserto immenso,
oasi misteriosa,
ove sotto la palma
dolce è l’ombra,
sgombra i pensieri la mente
placidamente sogna. | 

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L’amore è n’à scintilla de foco
che accende er core,
n’à fiamma ardente
che nun se deve mai spejne.
Se deve alimentà
cò er sentiiniento,
basta dajie un po’ de legna
che er focòne divampa,
bello gajiardo
rosso incandescente,
te prenne er corpo
la mente.
La passione se scatena
luce abbajiante,
fumo s’arza
nèr cammino.
D’anniscòsto la cenere
er fuocherello
arde liggèro
nun vò morì.
Ravviva la fiamma
nun fà morì l’amore,
er cammino de la vita
deve restà acceso gnisèmpre,
pè dà calore al core. | 

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 Sò contento
oggi c’è er sole
er mi padrone
ha preso er guinsajio
sicuramente me porta a spasso
sò un sacco felice.
Salto scodinzolo
lo guardo c’ò l’occhi pieni d’amore.
Annamo me dice
venjhi c’ò me.
Sò in machina
guardo fori dar finestrino
la strada che scorre veloce,
dove me porterà er mi padrone?
Me piacerebbe n’à cifra
annà a corre ar prato
c’ò er pallone,
ar mare su la spiaggia
a fà le buche,
nun vedo l’ora
de esse inzième a lui,
che me ama un casino.
La machina se stà a fermà
mò scennèmo
sèmo arivati.
Annamo me dice, zompa
nun te fà pregà.
Nun venjhi c’ò me,
padroncino mio?
Me faccio duro
nun vojio scenne sensa de te
nun me lascià solo,
te prego
ho paura.
Nun me fà perde tempo
devo partì,
nun c’è posto pe te.
Sto a core addiètro a la machina
c’ò tutta la pètto che ho,
nun c è la faccio più
cado pè tera,
Sò arifinito.
N’à cifra de dolore
me trafigge er core,
quarcosa ho fatto de male
pè questo mà lasciato
è corpa mia.
Lui me voleva bene
io lo amavo,
mò so solo.
Vojio morì
sensa de lui
nun vojio più vive.
l’occhi me se stanno a chiude
stò morendo,
cò er ricordo dorce der mi padrone.
Guarda mamma!
Sulla strada
c’è nò straccio,
ma nò che dichi
me pare un cajnetto,
poverino!
Trema.
Salvamolo te prego
annamo dar veterinario
vedemo se riprenne.
Sò morto!
quì è tutto bianco
c’è tanta luce,
vedo n’ombra
me pare er viso d’ un pupo
me stà a carezzà,
nun so annato da Gesù.
Cajnetto nun so come te chiami
venjhi a casa c’ò me,
te vojio chiamà Salvo.
Nun avè paura
io nun te lascerò mai,
annamo venjhi fra le mie braccia.
Te amo pupo bello
m’hai curato le ferite,
m’hai ridato
la speranza.
Ti amerò tutta la vita,
fatte bacià. | 

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 | Eccola...
Primavera regina
cammini poggiando i piedi
su tappeti d’erba verdeggianti,
con la mano sfiori cespugli fogliati
come per magia,
le gemme si schiudono
ai raggi dolci del sole,
nascono fiori
di vari colori.
C’è festa nel cielo
allegria infinita,
primavera fiorita
rinasce la vita.
E’ tutto un dolce cinguettio di uccelli
che cercano il nido,
su gli alberi nel giardino.
Primavera diva
con la veste lunga da sera,
ricamata con rami di rosa dorata
fra i capelli ciuffi d’erba intrecciata
di margherite gialle e bianche.
Primavera adorata
stagione amata,
a te m’inchino
oh! Mia regina
resta a me vicina,
non andar via.
Tu sei la gioia
la felicità,
l’amore della terra.
Fiera primavera
sempre dolce e bella,
splendi di luce d’armonia
primavera regina della vita. | 

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 | La bella sirenetta
su uno scoglio
sopra al mar,
languidamente sogna.
Sole ardente splende
l’onda del mar si muove dolcemente,
spuma ambrata bagna
la spiaggia dorata.
Lo spruzzo di un’onda alta
sfiora il viso
della dolce sirenetta,
si desta
alza la testa
muove la folta chioma rossa,
occhi azzurri color del mar
labbra rosse di corallo
corpo di sirena verde smeraldo,
lo sguardo di fanciulla
sorride
si leva alta
sullo scoglio
nel mar si tuffa,
dalle onde si lascia cullar.
Meravigliosa creatura
metà donna
metà sirena,
il tuo canto melodioso
i marinai incanta,
intorno a te
mille creature marine
fanno girotondi
acrobazie.
Sirenetta del mar
tu sei la reginetta,
i fondali marini son la tua casa,
tra alghe
coralli colorati
conchiglie di madreperla,
tu sei la perla più preziosa
la più bella. | 
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Anche questo giorno sta per giungere al termine
presto scenderanno le tenebre,
la notte avvolgerà ogni cosa
con il suo manto nero.
Nel sogno ogni persona sognerà
un nuovo giorno colmo di felicità.
Ecco l’alba sorge radiosa
spargendo nel cielo coriandoli rosa,
i sogni svaniscono leggeri
la realtà ritorna
con i suoi ritmi
speranze sensa fine,
come fiume
che trascina a valle
i detriti luridi dell’esistenza,
La vita continua
infinita. | 

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Che pace!
Il lago tace
tremule onde
baciano la spiaggia,
sole luminoso
occhieggia nel cielo.
Lago beato
dorato
sogno alato.
Aspiro l’incanto armonioso
nel velo d’argento del vento
acqua muove,
ove dolci ochette bianche
nuotano contente,
cigni reali
galleggiano leggeri.
Misterioso lago
mutevole sei,
cambi aspetto
come il tempo,
t’increspi rabbioso
tenebroso appari.
Nel cielo
il sole scompare,
nube scura t’avvolge
paura incude
pozza nera
resta. | 

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Vola nell’aria
la lieta novella,
è risorto il Signore!
Il sepolcro è aperto
la pietra è spostata,
il sudario sul suolo
ancor macchiato
del sangue innocente,
versato da un uomo
senza peccato.
Atroce morte
si squarcia il cielo,
romba il tuono
trema la terra,
cala il buio profondo
sul mondo.
Il figlio di Dio
è spirato
volato in cielo
fra gli angeli del paradiso,
siede vicino a suo padre
vivrà nella gloria,
che gioia!
Suonate a distesa campane
Gesù è risorto dai morti,
esultate
gioite
è tornato fra noi,
alleluia. | 
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 Nell’orto fra er sedano er prezzemolo
n’à pianta de basilico vanitosa
vezzosa verdeggiante,
se bea de se stessa.
Dice... Ammazza quanto so bona
tu sedano sei arto allampanato
come nò stecco,
tu prezzemolo sei n’à pianta rurale
n’à contadina,
nun hai contegno.
Io so regale
n’à regina,
n’à pianta raffinata
sò la preferita in cucina
profumata bella,
le fojlie mie so grandi delicate
su la pizza so n’à delizia,
pè l’occhi e pe er palato.
E mò basta!
C’ò sta vanteria,
sarta su incavolato er sedano,
nun te sopporto più
chi te credi d’esse?
Anch’io so importante
forse più de te
sò usato in cucina
sera e matina,
sò allampanato come dichi tu
ma so forte robusto
nell’orto ce stò sempre,
mentre tu
ce stai d’estate
poi nun ce stai più.
C’hai raggione risponne er prezzemolo
pur’ io so importante
me chiamano prezzemolina
stò immezzo a tutti i cibi in cucina
di me non si può fà a meno
più de te, che te credi d’esse regina.
Basilico sta attento
stà arrivà n’a lumachina,
ha fame poverina.
Oh no!
Aiutateme pe carità
stà a salì su de me,
majna le mie fojlie.
Noi nun potemo fa gniente pe te
anche per lei sei la preferita.
Porca miseria boia
che disdetta,
esse la più saporita
nell’orto e in cucina.
Che c ‘e voi fà
te devi rassegnà
è la vita. | 


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Remoti quei tempi
ove i caminetti nelle case eran accesi
nei paioli la polenta cuoceva.
La vita scorreva leggera,
al calar della sera
odor di cera
candele accese
ombre muovevano intorno,
nel buio profondo.
Nella notte buia
sol il chiaror della luna
silenzio solamente.
Sotto le coltri
passavan le notti
incontri d’amor.
Nell’agitar i venti del progresso
grandi novità portaron.
Furon le strade
le case luminose
non più cupe,
la luce elettrica trionfò grandiosa,
nel mondo intero.
Il telefono grande invenzione
iniziò a suonar,
a portar gioia e novità.
Con la radio
trascorrean liete le ore,
fra canzon e trasmissioni
un mar di allegria
vita nuova aleggiava nel mondo.
Benedetto sia il progresso
uomini geni che hanno fatto sì
di migliorar la vita a noi.
A questi inchinar
ringraziarvi voglio,
senza di voi
che squallor il mondo. | 
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 Specchio alla parete appeso
dimme...
Comme me vedi stamatina?
Te vedo bene,
sei un fiore splendente ar sole.
Nun stà a dì frescacce,
dimme la verità.
Nun mè fà parlà?
Giudecate da sola,
perché me dichi questo?
Nun te vojio offenne.
sò cosi brutta?
Me prometti che se te dico la verità
nun me rompi?
Stai sereno
nun te rompo
dimme er vero,
solo tu poi giudicà.
Vabbè l’hai voluto tu
mò te dico...
Oggi hai più rughe ar viso
l’occhi so rossi
sotto c’hai le borse
che t’ariveno ar ginocchio,
la pelle secca rugosa
nun vojio dì artro.
Sò proprio n’a chiàvica,
mò che faccio?
Che vuoi che te dichi?
Nun so
Boh!
Che dolore specchio m’hai dato.
Me dispiace un casino
nun è corpa mia
io rifletto
dico quello che vedo,
sò sincero.
Disperasse nun serve a niente
fatte forza, quarche rimedio ce po’ stà.
Dà raggione quarc’osa devo fà
pè rallentà l’età che stà avanzà,
forse n’à crema antietà me potrà aiutà.
Datte da fà
nun perde tempo
cori
se te fermi sei perduta,
diventi sempre più matura.
Specchio me stai a snervà
giri er cortello drènto la ferita.
Dà raggione, ma che c’ è voi fà
il tempo passa e se ne va
questa è la verità,
te devi rassegnà.
Nun te dolè se la giovinezza se né annata
godete st’anni c’ò allegrezza,
età matura
dolce rio
scorre lieve,
verso er mare infinito. | 
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 | Un uccellino in gabbia
guardanno er cielo drènto le sbarre der gabbiòne suo,
diceva ad arta voce...
E’ bello er mio gabbione dorato
sò fortunato
posso svolazzà de quà e di là
in su e in giù
quanno so stanco me posso riposà sur trespoletto de legno
da le sbarre dorate guardà er cielo azzurro
er sole.
L’acqua nun me manca,
neppuro da magnà
ho n’abbeveratoio e n’ osso de seppia pe er becco
n’à fogliolina de insalata
comme so fortunato.
Er mio padroncino è un regazzino piccinino
me vole un sacco bene
e puro io ce so affezionato
me pulisce er gabbiòne a tutte l’ore,
nun posso volè de più da la vita.
Sei sicuro amico mio, de volè solo questo da la vita?
Jiè rispose un passerotto che volava contento
accòsto ar suo gabbiòne dorato.
Certo che sì
jiè rispose l’uccellino stupito
chi sei tu,
io nun te conosco?
C’hai raggiòne, scusame tanto
nun me so presentato
stavo a volà quanno t’ho sentito parlà.
Sò un passerotto
la mia casa è er cielo intero,
me dispiace n’à cifra de vedette rinchiuso
e dichi che sei felice,
ma sei sicuro?
Nun me manca jiente posso sognà.
Ma cosa sogni amico
scommetti che indovino?
Sogni de volà liggèro ner cielo?
C’hai preso passerotto
jià rispose l’uccellino, c’ò locchi rossi de pianto
mè piacerebbe un casino
nun lo nego
ma nun posso,
perché?
Ho paura de affrontà er cielo immenso
e si me perdo?
Nun trovo da majnà e da beve
er nido pe riposà che faccio?
Te capisco uccellino caro
e duro affrontà er cielo.
Io so nato libero
drènto n’à gabbia morirei de dolore,
me piace sfidà er cielo tutti li giorni
pè esse libero e felice,
credeme che er cielo nun è sempre azzurro
ce so dei giorni scuri e freddi
nun se trova nemmanco da majnà,
affronto tutto pè la libertà.
Comme te invidio passerotto.
Nun me devi invidià
se voi te posso aiutà a fuggì
da sta prigione dorata.
Me dispiace veramente de lassà er padroncino piccinino
jiè vojio un casino bene.
Lo so uccellino, nun c’è pensà
devi solo evade e trovà la tua felicità.
Se voi, te posso aiutà a scappà
annamo decidete
spicca er volo
nun potemo perde tempo,
voi che te apro lo sporteletto c’ò er becco?
Và bè ce provo, vengo c’ò te.
Nun tremà
nun devi avè paura
te aiuto io,
vedrai quanto è bello
volà ner cielo infinito.
Dajie la porticina der gabbiòne è aperta
mò poi volà
Spicciate che stai ad aspettà, la carozza?
Venghi addiètro de me
godete la libertà.
Stai a volà uccellino mio
nun sei contento?
Guarda er cielo quanto è immenso
hai paura in questo momento?
No passerotto è tutto così bello!
Er panorame è n’à meravijia
sento l’aria che m’arriva dentro er core
sò felice veramente.
Che t’avevo detto!
Se sei stanco ce potemo riposà
su er ramo de quell’arbero fronzuto
là ce stà er nido mio,
venghi a vede quanto è bello.
E bello da morì passerotto.
L’ho fatto io c’ò er becco
c’ò fili d’erba intrecciati.
Complimenti
sei bravo veramente, passerotto
Che voi fà,
quì te devi arranjià,
se voi vive in libertà.
Nun ce stà nisuno che te dà nà gabbia dorata
c’ò l’altalena infiorata
da beve e da majnà,
te devi arranjià.
Hai raggiòne passerotto
mò capisco perché
ner gabbiòne dorato, nun riuscivo a cantà
nun avevo la libertà.
Te devo ringrazzià c’ò tutto er core
amico mio
è solo merito tuo se mò cinguetto
se nun me avessi aperto er gabbione
mò sarei ancora là a guardà
er cielo fra le sbarre,
a pensà...
Me devo accontentà! | 


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 Sò un ovocito
stò aspettà,
lo spermatozoo che me feconderà.
Oh Dio! Ne stanno arivà un sacco, che paura!
Me venghino addosso, me vonno penetrà
che guera!
Sò morti n’à cifra de spermatozoi
solo uno sè sarvato
è entrato drèntro de me.
Mò so stato fecondato
na cellula so
me stò a sdoppià,
un sacco de tempo ce vò pe trasformarme
stò a cresce lentamente
er cuoricino mio già batte
stò a vive,
che vòrta bella
un pupo diventà.
Incòra ce vò tempo
mò un feto so
piccolino tutta capoccia
braccine gambette piedini
già sgambetto contento,
nella panza de mamma.
Qua drènto nun me manca niente
c’è callo e da majnà
stò drènto un sacco nell’acqua a galleggià, che filicità.
Nun vojio pensà a quello che mi po’ capità
fori de quà.
Aiasicura mammà me stà aspettà
me vole avè fra le sue bracci pè cullolarmi
nà cuèrta de lana
n’à tutina carina,
pè riscaldarme.
Nun vedo l’ora de vedè mamma mia
quanto sarà bella
dorce come n’à stella.
Drènto a stà panza er tempo passa mòscio
nun me so reso conto che so diventato più granne
fra n’anticchia sortirò fora da qua drènto,
da te verrò mammà mia.
Me sa che è arivato er momento de lassà stà culla adorata
che è stata la mia casa dorata.
Oggi me sento strano, tutto sbiego
stò a entrà in un tunnel stretto e buio,
cò la capoccia in giù
infondo c’è n’à luce, me sa che stò a nasce
nun me sbajio
mò quà la luce è accecante.
Me sento tirà fora, so nato
l’occhi mii so chiusi
nun sento il tuo tepore mammà
ho freddo
un sacco de paura
vagisco disperato,
dove sei mamma?
Me mètteno drènto un lenzòlo
n’à borza,
quarcuno me porta lontano,
me mette accòsto ar cassonetto de la monezza.
.
Sò solo c’ò la mia dojia
un sacco de fame
nessuna bòccia me potrà sfamà
Che distino bòja
me stò a majnò le mano
sò disperato
perché mammà m’hai abbandonato!
Che male tè ho fatto!
te volevo solo amà
mò drènto a sta borza stò soffocà
povero me
nun serve a niente strillà nissuno me sentirà.
Vagisco sempre più piano
nun ce la faccio a respirà
me agito scalcio dò pugni,
la borza se move
la cerniera se apre
nun ce la faccio più,
stò a morì lo sento.
Addio mamma.
Sento dei passi nella rua
stà arrivà quarcuno
apro l’occhi cò sforzo
la vedo,
bella dorce
splendente de luce d’argento
me prenne cò amore
sur core me culla dorcemente,
me dice... Amore so la tua mammà celeste
te so venuta a prenne
pe portatte c’ò me
ner posto più bello che c’è
in paradiso
vivremo sempre insieme,
tu sarai il fijio mio. | 

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 | Città meravigliosa
orgogliosa della sua storia,
sole radioso
canzoni melodiose canti e balli,
risuanano nell’aria calda marina.
Nelle vie la vita scorre amara
luride rapine, celati agguati
sparatorie senza fine.
Quante tragedie,
lacrime dolore sangue,
scorre su quelle strade.
Killer spietati
sparano in pieno giorno
non gli importa niente
se muore tanta gente innocente,
che passava di la solamente.
Assassini malavitosi
è ora di smettere di fare fuoco
di uccidere!
Quanti morti sui marciapiedi
urla di dolore, pianti disperazione,
questa città ha bisogno di pace!
Risorga Napoli come la fenice dalle sue ceneri
più forte e bella di prima,
questa città non deve morire
per delle bestie crudeli
senza cuore.
Pulcinella torni a ballare e cantare nelle piazze
suonino i mandolini
fra i balconi i panni stesi al sole sventolino festosi.
San Gennaro, Napoli è nelle tue mani miracolose proteggila
come il tuo sangue torna a sciogliersi ogni anno
prega per questa città,
asciuga ogni lacrima
fai fiorire il sorriso
annienta la malvagità che distrugge la vita,
l’amore trionfi fiera sul male.
Napoli viva! | 
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Calore e colore
vibrante splendore,
felicità allegria.
Bianche spiagge assolate
velate dal vento caldo dell’oceano immenso
alte le onde, cavalloni selvaggi criniere d’argento,
nitriscono rabbiosi, bagnando la riva
ove palme verdeggianti
ondeggiano i loro rami nell’azzurro cielo.
Terra e cielo si mescolano
spettacolo di colori odori
sensazioni uniche,
armonia che non va mai via,
indimenticabile nostalgia. | 

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 | Una vocetta di bimbo risuona leggiadra nella casa
nell’ombra celata, velata di mistero,
una figura appare.
E’ una bimba, con la veste bianca
alone luminescente l’adorna
capelli color dell’oro
incorniciano il dolce viso,
occhi azzurri di cerbiatto
ride si dispera.
Sua madre piange la sua morte
non si dà pace,
calde lacrime scendono dai suoi occhi.
Vaga la fantasmina nella casa
appare scompare, vola leggera senza ali
torna nella sua cameretta,
ci sono ancora i suoi giocattoli
le bambole che lei amava tanto,
tanta felicità c’era in questa casa
ora c’è solo silenzio.
Fantasmina osserva sua madre addolorata
a lei si avvicina le sfiora la guancia
con un bacio e una carezza,
le sussurra all’orecchio amore.
Lieve carezza, freccia d’amore
colpisce sua madre al cuore
allevia il dolore,
un dolce sorriso, fiorisce sul suo viso.
Vortice di luce sul soffitto appare
nube di velo sfuma leggera
oltre il soffitto,
fino al cielo.
Fantasmina è volata via
or contenta
alla sua mamma ha donato
con il suo piccolo cuore
un sorriso,
una ventata d’amore. | 

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La fortuna cammina con gli occhi bendati
avanza lenta con il bastone
a volte si nasconde,
timidamente sfiora con un bacio chi vuole.
Ha la cornucopia colma di sonanti pepite d’oro
fruscianti banconote, oro e diamanti
rosse pietre di rubino e smeraldi.
La Dea ama la luna
il cielo stellato,
se sei baciato dalla Fortuna
prendila per mano,
altrimenti da te andrà lontano,
un altro cercherà.
Si nasconde
non ti guarda in faccia
ti volta le spalle
è permalosa,
non osa rivolgerti la parola
timidamente ti passa accanto
ti posa un bacio sulla fronte,
da te fugge lontana. | 

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 So superstizioso lo ammetto
sò costretto a stà attento quanno me arzo dar letto
c’ò quale piede scègno.
Nun sorto fora se drènto a le saccòccie nun ciò l’ amuleti
li cornetti ne la mano.
Si me capita de vède er micio nero che me passa fra li piedi
me so ativinato la giornata.
Stà superstizione è n’à tràfico
me pijia ar collo
ruvina la vita.
Quanti scongiuri me tocca dà fa, pè allontanà la jiella nera
de venerdì diciasette nun esco fòra de casa
sotto le scale nun ce passo
se semo in tredici a pranzo nun majno,
l’òjio stò attento a nun fallo cadè quanno stò a tavola, buttà male.
Si me se rompe n’ò specchio è addannasse
jiella pe sett’anni, è n’à disgràzzia.
Esse superstizioso che trìbbolo
che galèrra,
è mejio nun crede a jiente
che passà la vita c’ò stò crùcio
pensà ar malocchio, ajietto er gobbetto.
La vita me la devo gode in armonia
su la riva der mare
senza pensà ar male,
vive nel be’profonno
l’energia vibra gioiosa
fà bè al core
dà amore
calore,
leggera come ala di farfalla
che su fiore se posa.
Superstizione credenza odiosa
temp’enea,
passo passo stà annà a l’arberi pizzuti.
Superstizione maledetta, cerca annattene! | 

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Sofferenze profonde
immenso dolore,
Parigi pugnalata al cuore.
Catedral de Notre Dame
incenerita,
grande ferita.
Città d’arte meravigliosa
sulle rive della senna
ormai spenta,
grondante di sangue
vai avanti e non disperi
ritornerai a fiorire,
gioire
cantare,
canzoni d’amore.
Quanto splendore
nelle tue vie, piazze
gremite di persone,
musei teatri grandiosi.
La Tour Eiffel ancor brillerà radiosa
nella notte scura, sotto la luna.
Buona fortuna,
questa città
ancor piange si dispera
crede e spera,
nell’alba rosea del domani. | 

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Isola lontana, smeraldo del Mediterraneo
dall’azzurro mare baciata
Sardegna amata,
terra arida selvaggia
bruciata dal sole ardente
divampa il fuoco nelle campagne
ove il pastore fa pascolare il suo gregge,
non c’è più erba per le caprette.
Città paesi s’ affacciano sulla costa
ove il panorama è irreale
meraviglioso mare,
spiagge assolate
lambite dall’onda
che sparge sulla sabbia conchiglie morte.
Sardegna forte fiera,
non si piega al vento del maestrale
isolani gente seria,
poche parole
tanto onore,
celano l’amore
chiuso nel petto
con rispetto.
Tu meraviglioso sogno
leggero volo di gabbiani nell’immenso cielo
profumo lieve di glicini in fiore,
terra d’amore. | 

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 | Nun so da quanno vòrta me trovo quì
accòsto al greto de sto torente,
magara da quanno è nato er monno.
Sò er sasso fijio de la tera e de la montagna che me sovrasta
la sua cima gratta er cielo azuro.
Nun ho occhi pe guardà er panorama che ciò intorno
ne orecchi pe sentì i suoni meravigliosi della natura
sò muto,
stò stàbbile anche se nun ho radici
l’energia vibra drento de me,
posso sapè accosto un torente score
l’acqua me bagna
er sole me asciuga,
sempre così ogni giorno all’infinito.
Sò er sasso duro che nun se spezza mai
nè er vento, la pioggia, er freddo, er callo me sfiora
nisuno me scarfige,
in fònno drento de me ciò un core de buro
nisuno lo sa,
ammeno chè, nun me vòja sfragne.
Score l’acqua der torente, come score la vita
io stò quà sempre.
Sò er simbolo dell’eternità infinita
la forza de la natura universale,
infonno tranquillità e pace
emozziòne profonda.
Sò er sasso c’ò er core de buro,
che nun se squajierà mai. | 

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Ner temp’enea
er ventajio le dame lo usaveno
nun solo pè fasse l’aria,
ma pè dasse er còntà.
Er ventajio secònno come lo moveveno
faceveno capì a li cavalieri le jè vojie.
Nun c’era antro da fa
bastava er ventajio pè rimorchià. | 

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Voglio restare su questa spiaggia
ad ascoltare la voce del mare
mi parla di cose lontane,
perse nei grovigli intricati della mente.
Cerco disperatamente
il bandolo della matassa,
capire il senso di ogni cosa
non è facile,
tutto si confonde
con la voce delle onde del mare.
S’infrange il pensiero
come l’onda che sbatte sulla roccia,
sprazzi lucenti appaiono e scompaiono ad intermittenza,
come lucette sull’albero di Natale.
L’aria lieve del mare
mi fa sospirare dolcemente
mentre una lacrima dai miei occhi scende lentamente,
un ricordo doloroso affiora nella mia mente
il corpo mi ha gelato,
su questa spiaggia colma di sole
ho tanto freddo al cuore. | 

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Sulla soglia della porta del risveglio
odo trillare un campanello,
il sipario si apre
inizia il teatrino.
Folletti colorati
allegri spensierati
svolazzano beati,
parlano ridono
danzano sul palcoscenico
del teatro del nostro passato.
Sfuma la scena
folletti con ali nere
piangono insieme,
si celano dietro maschere tetre
orrore fanno.
Spettatori succubi siamo
del nostro triste passato,
abbiamo coraggio
restiamo a guardare
la scena avanzare.
Il sipario si chiude lentamente
folletti scintillanti
tornano,
nell’immenso orizzonte sfumato
del nostro passato. | 

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Fra i funghi del bosco sei il nobile signore
vestito di bianco,
porti il cappello marroncino
come una corona,
questo ti dona.
Ti porgi agli altri funghi con eleganza
odi l’arroganza.
Tra le foglie ti celi
non vuoi farti cogliere,
il profumo tuo delizioso si sparge
sei fragrante.
Chi ti coglie non sa
se il veleno c’è dentro te.
Fungo porcino malandrino,
a volte puoi essere assassino.
La natura è beffarda
assurda.
Non è colpa tua
se altri tuoi fratelli son velenosi,
non siam tutti uguali
c’è chi fa il bene
chi fa il male,
è normale.
Tu nobile signore dei boschi
sei divino,
nelle fettuccine il tuo gusto è sopraffino. | 

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Donna coinvolgente
ti mostri sensuale
avvolta nel kimono
ricamato con draghi d’oro.
Acconciatura bruna
viso bianco di porcellana
occhi a mandorla truccati di nero,
bocca rossa a cuore.
Ti muovi leggera a piedi nudi
sfiorando appena tappeti di fiori di loto.
Soave è la tua voce
come canto d’usignolo.
Gheisha artista divina
canti, suoni, danzi,
offri con le tue mani di seta
te ambrato,
del giappone sei l’orgoglio. | 

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E’ dura la sfida della partita con la vita,
battaglie infinite.
Siamo tutti pedoni sulla scacchiera,
trappole celate nelle valli amate
maligni intrighi,
malvagi castighi.
Lottare sempre per vincere la partita
anche se cola il sangue dalla ferita,
le ossa son rotte.
Non perdere mai il coraggio
arrampicarsi a un gancio con slancio,
correre a perdifiato
non farsi mai raggiungere
dalla mano nera della strega malandrina,
morte regina. | 

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Volteggi leggera come piuma,
sul palcoscenico del carillon di velluto rosso.
S’alza il coperchio
musica dolce si leva
t’avvolge,
giri vorticosa
flessuosa
nel tutù bianco da sposa,
meravigliosa ballerina
dalle scarpette rosa. | 

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