 | Censurati, non trasmessi,
Tra questo istante ed il prossimo racchiusi,
Moltitudini di sorrisi.
Gli occhi, riflessi di nuda complicità,
Ciglia come mani,
si allungano in un abbraccio.
Respiro accanto a te un prematuro Aprile.
Sono mandorleti in fiore,
i nostri delicati accenni di felicità. | 
|
|
|
 | Eravamo alture di sabbia
Scottate al calore
Di improbabili abbandoni
Avevamo occhi come oasi
Restii a donar acqua
Cercati da chiunque.
Eravamo figure, ritagli d'aria
Vagabondi nelle altrui parole
Pieni di catrame nei polmoni
E di fiori nei vasi.
Avevamo la gioia appesa,
E l'anima con la porta chiusa. | 
|
|
|
 | Un lenzuolo stropicciato
Nel quale mi addormento, sei.
Eterea materia con atomi di cuore.
Della vista sei il miraggio,
L'idilliaco riflesso,
Non di certo
La paura nascosta del pianto,
Il terrore dell'abbandono,
L'abisso di un ipocrita mancanza.
Tu mai sarai
Il vibrare decadente di una separazione.
Il silente passaggio di una cometa,
Che colora il cielo per un attimo e poi si spegne,
Lo scarto di un legame che si estingue.
La forza delle nostre ciglia, sei,
Anche quando la prima stella della sera ci abbaglia.
Sarai la casa della nostra prole,
L'ombra timida e discreta dell’amore. | 

|
|
|
 | Scese con le pupille a fissarmi la bocca
Sul mio seno scoperto, le sue braccia.
Tremule dite reclamavano appartenenza
Nella stretta delle spalle
Nella spinta delle gambe.
L’aria si assopiva e cadeva come lacrime,
Arrossandoci gli zigomi,
Era sale da baciare.
Il tempo era un batter di polso,
Spasmodico sotto l’epidermide,
Legava in anastomosi ogni emozione,
Nello spazio chiuso di un polmone, si espanse.
Vivevamo con l’anima
Echeggiati e sospinti dal diaframma
L’uno contro l’altro.
L’aria si diradava.
Mi persi nel calore di un uomo. | 

|
|
|
|