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Biografie e Diari 4 novembre 2010 · lettura 4 min · 2182 letture

Cara maestra

Sergio Melchiorre 97 racconti pubblicati
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Cara maestra,


le scrivo questa lettera nella lingua che parlo tutti i giorni e che ho imparato solo all’età di dodici anni.

 

Ho letto con apprensione la sua missiva e sento il bisogno di fare alcune considerazioni.


Arriva il momento in cui, nella vita, i ricordi diventano delle pietre miliari che segnano il confine tra finzione e realtà...

 

La mia infanzia è legata ai momenti belli della mia esistenza ed al rimpianto di non averli saputo assaporare fino in fondo.

 

Il cervello di un adolescente è come una lavagna sulla quale vengono impresse delle sensazioni, anche insignificanti, che tornano ad affiorare «fotogramma per fotogramma» nel corso degli anni.

 

Apparentemente, ho dimenticato il mio passato, in realtà l’ho soltanto rimosso dalla mia mente, perché ha condizionato le mie scelte di vita in modo determinante.

 

Per quanto mi sforzi di pensare, i soli ricordi che emergono dalla mia testa sono legati alle persone che hanno continuato, in qualche modo, a vivere accanto a me anche dopo la partenza: mio padre e, in maniera più approfondita, mia madre che è morta il 03 gennaio 1993.

 

Si dice che ricordare abbia un valore terapeutico empirico. Non sono d'accordo con questa teoria, perché i ricordi appartengono ad un passato remoto che ognuno di noi vorrebbe esorcizzare con l’oblio.

 

Oggi, che sono un cinquantenne brizzolato, guardo la realtà in modo diverso e penso che sarei contento se, un giorno, uno dei miei alunni mi scrivesse per dirmi le cose che ha provato nei momenti che abbiamo passato insieme, all’interno di una classe.

 

Spero che lei stia  in  buona  salute  e mi  farebbe  piacere, in  futuro,  avere  ancora  sue  notizie.

 

Antonio

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Antonio, insegnante di francese in un Istituto Superiore del nord Italia, risponde alla lettera della sua insegnante elementare francese, dopo circa 30 anni di silenzio. Le ricorda, in maniera velata e senza manifestare nessun rancore, che durante le sue ore di lezione ha subito atti di razzismo latente che hanno condizionato la sua vita e, in qualche modo, anche il suo futuro. La sua maestra, pur essendo ancora in vita, non ha mai risposto alla sua lettera...»

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Le sensazioni lasciate dai lettori.


Apprezzatissimo! (Anna Maria Scamarda)

Credo nel ruolo della scuola (marilena1234)

Credo nel ruolo della scuola (marilena1234)

Commenti (3)

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Lidia Filippi4 novembre 2010

Molto bello, con un po' di nostalgia e rimpianto. I ricordi sono pietre miliari della vita. Gli anni dell'infanzia, quelli che più a lungo rimangono in noi, chissà perché non li asaporiamo veramente: abbiamo fretta di diventare grandi. <br> Complimenti

Anna Maria Scamarda5 novembre 2010

Una lettera che è testimonianza di verità. Una denuncia sociale sul male che può procurare ai bambini il comportamento degli adulti. <br> Soprattutto degli educatori. <br> E questo succede quando un insegnante non ha consapevolezza di quanta responsabilità debba sentirsi anche di una sola parola detta ai bambini. Perché per i bambini, ciò che dice la maestra, o il maestro è vangelo. E i bambini, sono portati a credere la verità detta dagli insegnanti molto più che dai genitori. Se i valori trasmessi dalla scuola fatta di gente consapevole e responsabile non coincidono con i valori trasmessi dalla famiglia. <br> Nel caso di questa lettera, il male è stato procurato da una maestra che pur essendo ancora viva, non ha saputo rispondere della sua azione.

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marilena12345 agosto 2013

Spero che gli alunni possano avere un dialogo costante con i propri docenti; solo in questo modo questi ultimi potranno percepire le loro sensazioni e incrociare i loro pensieri più profondi. In caso contrario tutto diventa alquanto sterile