Una pagina da scrivere
Davanti al foglio bianco, in questa voglia di riempirlo, mi sento svuotato dei sentimenti e l’ ispirazione s’attarda.
Allento l’apprensione che macera, l’ inquietudine che abbranca e attingo dall’intrinseco intimo lo scrivere, nel sentirmi libero tra affollati pensieri che si ispezionano, si esaminano per dire alcunché, nel marginale argine dove affluiscono espressioni che portano a riflettere il senso che vorrei dare, e mi accorgo che più ricerco le parole più trovo me stesso. Mi accorgo che tra il loro inseguirsi rincorro il vissuto, facendo parte della stessa pagina bianca che mette timore mischiato all’ imbarazzo, inibendo la spontaneità, ma tergiversando inizio ad imbrattarlo perché parlo con me, per me, di me, accorgendomi che non posso fare a meno del suo muto parlare che pervade il mio animo, che indulge nell’ istante cruciale, liberando le emozioni dando dimensione all’interiore e porta a capire che la semplicità s’accompagna a braccetto con la banalità, si adornano dell’ ovvietà per penetrare e far comprendere le sofisticate parole che si perdono in eruditi scritti e con ignoranza penetro nei vocaboli e capisco che anche una insignificante parola può dire.
Così, l’ emotività comprende e intende l’ enunciazione che annovera il significato delle parole amore, pace, speranza, libertà… includendo proprie banalità, nello scrivere pagine che comprendono oggettività.
Antonio CONSERVA, nasce il 29 aprile 1964 a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi ove risiede e opera. Autodidatta, pittore e scultore, si avvicina all’arte da adolescente nella naturale semanticità, musica e poesia. Pubblica nell’anno 1999 una raccolta dal titolo “Semplice Pathos” (EDIZIONI PUGLIESI), nell’anno
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